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SUMMARY:L'AMORE SEGRETO DI OFELIA
DESCRIPTION:L’AMORE SEGRETO DI OFELIA\n \nda Steven Berkoff \ncon Chiara Francini e Andrea Argentieri\nregia e video Luigi De Angelis\ndrammaturgia Chiara Lagani\nproduzione Pierfrancesco Pisani – Isabella Borettini per INFINITO TEATRO e ESTATE TEATRALE VERONESE\nin collaborazione con ARGOT PRODUZIONI \nDue attori provano a distanza il testo di Berkoff: lei è Ofelia e si immaginava il suo Amleto in modo molto diverso da quello a cui la realtà l’ha messa a confronto. Dopo un iniziale disappunto\, però\, la fascinazione per il testo\, con le sue spiraliformi e sensuali circonvoluzoni retoriche\, prende il sopravvento e la costringerà (drammaticamente) a rivedere le sue posizioni iniziali. È così che sulla scena noi vediamo infine proprio quello spettacolo\, provato conflittualmente a distanza\, e che alla fine ha preso forma. L’amore segreto di Ofelia di Steven Berkoff ha la forma di uno scambio epistolare: si tratta delle ben note lettere che Ofelia\, in un punto molto famoso della tragedia shakespeariana\, restituisce ad Amleto e il cui contenuto il Bardo ci tiene genialmente (e opportunamente) nascosto. Nel voler esporlo a tutti costi\, rivelando l’indicibile\, si misura qui una sorta di strappo\, di rottura del senso del pudore\, talora quasi comica\, che ci mette a contatto con la parte oscena\, in senso etimologico (cioè “fuori dalla scena”) e\, appunto\, segreta\, da quell’amore così celebre. La sproporzione tra contenuti pulsionali e spirito adolescenziale da una parte e il linguaggio arcaico dei versi dall’altra\, e in parallelo quella tra gli attori e il testo che devono andare a interpretare\, imprimono a poco una strana acclerazione all’immobilità della scena\, che viene enfatizzata dal procedere inevitabile e fuori campo della tragedia\, dalla quale sono stati prelevati i due sfortunati protagonisti. Il loro destino drammatico si compie fatalmente in un altrove misterioso e sconosciuto\, di cui però il pubblico conosce già tutti i dettagli: le morti\, la follia\, il tragico finale. Nell’inevitabile incedere del dramma\, però\, si incastrano qui questioni nodali anche per la nostra epoca: la distanza tra passione e azione\, il rapporto conflittuale con un ruolo obbligato a cui dobbiamo o vogliamo per forza aderire\, il sentimento di un tempo implacabile che tutto trascina\, la sovrapposizione tra finzione e realtà\, sogni e desideri.
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SUMMARY:SE QUESTO È LEVI / I SOMMERSI E I SALVATI
DESCRIPTION:SE QUESTO È LEVI / I SOMMERSI E I SALVATI \nRegia di Luigi De Angelis\nDrammaturgia Chiara Lagani\nCon Andrea Argentieri\nOrganizzazione e promozione Ilenia Carrone\nProduzione E/Fanny & Alexander\nFoto Enrico Fedrigoli \n  \nA partire dai documenti audio e video delle teche Rai e di youtube\, Andrea Argentieri veste i panni dello scrittore Primo Levi assumendone la voce\, le gestualità\, le posture\, i discorsi in prima persona. È un incontro a tu per tu\, in cui lo scrittore testimonia la sua esperienza nei lager con una tecnica lucidissima di scrematura della memoria\, con la trasparenza di uno sguardo capace di esprimere l’indicibile. L’interprete non legge\, fa reagire in sé la voce straniera\, la capta dagli auricolari e la restituisce all’istante insieme alle emozioni\, alle espressioni dello scrittore\, guidato da una domanda: quanto questa testimonianza è ancora capace di parlarci tramite la sensibilità di un attore che si lascia attraversare dai materiali originali a noi rimasti? \nNon c’è finzione\, non c’è distanza interpretativa: siamo al cospetto di Levi\, ci si dimentica – anche per la prossimità e la somiglianza – che lo scrittore è morto\, l’autore de I sommersi e i salvati è magicamente lì in mezzo a noi\, dialoga con noi\, ci si ritrova ad ascoltarlo\, noi stessi in trance. Finzione e realtà sono un tutt’uno perché quello che fa Andrea Argentieri è incarnare la parola\, meglio la voce di Levi\, dà corpo al suo pensiero e lo fa con una efficacia mostruosa che lascia a bocca aperta. \nNicola Arrigoni – Sipario.it
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DESCRIPTION:OZ \ntratto da I libri di Oz di Frank Lyman Baum\ntradotto da Chiara Lagani per “I Millenni” di Einaudi \nideazione Chiara Lagani e Luigi De Angelis\ndrammaturgia Chiara Lagani\ncon Consuelo Battiston\,\nLorenzo Camera\, Chiara Lagani\nregia\, scene e luci Luigi De Angelis\nillustrazioni Mara Cerri\nanimazioni Andrea Marini\npaesaggio sonoro Mirto Baliani\ncostumi\, maschere\, oggetti di scena Emanuela Dall’aglio\nproduzione Accademia Perduta/Romagna Teatri\,\nSolares Fondazione delle Arti – Teatro delle Briciole\,\nE / Fanny & Alexander \n  \nOZ è uno spettacolo-game tratto dai 14 libri di Frank L. Baum. Nelle storie di Oz Dorothy\, ma anche altri bambini che spesso sostituiscono o accompagnano la famosa ragazzina del Kansas (Tip o Botton di Luce\, ad esempio)\, viaggiano vorticosamente su e giù per un mondo fatato pieno di Maghi\, Streghe e creature stravaganti: mezzi uomini\, automi\, bambole viventi fatte di pezza\, animali che parlano la lingua umana\, esseri di paglia\, di latta e d’ogni altro tipo. \nIl loro viaggio non è mai una storia unica sviluppata in forma lineare\, ma un incessante movimento che destabilizza e riapre di continuo la narrazione in un infinito proliferare di luoghi\, di nuove situazioni\, nuovi personaggi e nell’incontro con creature sempre straniere e diverse. I bambini\, guidati dallo stesso autore di questo labirinto narrativo\, Baum\, e dotati di un piccolo telecomando\, saranno continuamente chiamati ad una scelta che determinerà lo sviluppo delle varie vicende. La scelta è forse davvero il grande tema di questo spettacolo: scegliere significa misurarsi con la libertà\, ma anche con le conseguenze delle proprie scelte\, scegliere è anche rinunciare a qualcosa\, e forse\, come accade a Dorothy\, rischiare di perdersi per poi alla fine riuscire a ritrovarsi. Spesso scegliere è un atto solitario\, ma forse ci sono luoghi\, come il teatro\, in cui la scelta può ancora trovare una sconcertante forma di condivisione\, nella somiglianza e nel conflitto\, e perfino nella delusione\, quando a prevalere è la scelta degli altri. Ma scegliere sarà anche il solo modo che i bambini avranno di creare un possibile senso condiviso\, ritrovando la vibrazione di una storia immaginata in comune\, proprio a partire dai personaggi del racconto\, di volta in volta messi in vita dal loro desiderio.
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