west

West, un viaggio attraverso l’immaginario

Loredana Borrelli, teatro.org,

Uno spazio scenico essenziale e neutro, un non-luogo al limite dell’immaginario, un tavolo di legno, un’ atmosfera asettica, pareti nere e al centro, come se fosse stata catapultata lì per caso, una donna con le sue scarpette rosse luccicanti.

Il suo corpo è il primo a parlare, nervosamente si muove con gesti ritmati e cadenzati, esplora lo spazio che la circonda e di cui sembra essere prigioniera …“Mi chiamo Dorothy e ho cinquantadue anni” sono le sue prime parole. La sua identità tuttavia sembra essere dimenticata, Dorothy ripete questa frase nel tentativo di riconoscersi, di ritrovarsi all’interno di un mondo incentrato su una forma di persuasione occulta che porta allo smarrimento. La stanza nera dove si muove e dove risponde agli ordini gestuali e verbali di due inquisitori (interni?), è uno spazio al confine tra reale e immaginario dove viene spogliata di tutte le sue certezze, fino quasi a perdere perfino il contatto col proprio corpo.

Il corpo e la voce, esasperati, alienati, ricercati, sono il motore attraverso cui il personaggio Dorothy ci conduce in un viaggio dentro se stessa, rendendoci accompagnatori e spettatori inconsapevoli di un percorso nella sua anima e nei suoi ricordi, in parte plasmati e condizionati da un inquietante linguaggio pubblicitario.
Il lavoro che il gruppo fondato a Ravenna da Luigi de Angelis e Chiara Lagani ha effettuato ispirandosi al “Mago di Oz”, è profondo e evocativo. La scelta del “personaggio più fuori moda” si pone quale atto provocatorio e irriverente, il personaggio più fuori moda è la stessa Dorothy in cui è racchiuso, in potenza, ciò che ognuno di noi potrebbe diventare se si abbandonasse completamente ai paradossi della realtà, il personaggio più fuori moda potrebbe essere ognuno di noi.