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West. Tra persuasioni occulte e potere dell’immaginario

Martina Melandri, Krapp's Last Post,

Dorothy è cresciuta. Si presenta 52enne, disillusa, a tratti persino smaliziata. Indossa una t-shirt con stampato il suo viso nel 1939, in bianco e nero: Judy Garland è diventata Francesca Mazza, e oggi ha una nuova richiesta da portare nella Città di Smeraldo. Prima di tornare a casa, vuole capire “cosa è il coraggio”.
Anche l’interlocutore è cambiato. Il Mago di Oz non appare alla ragazza sottoforma di grande testa, ma parla a una donna in cuffia.

È il 2010, e Fanny & Alexander presentano “West”, ultimo approdo del lavoro che da qualche anno impegna la coppia ravennate. Lavoro articolato in seminari, laboratori e spettacoli, testimoniato ora anche da un volume fotografico: “O/Z. Atlante di un viaggio teatrale”, edito da Ubulibri.

E il viaggio termina con una Dorothy non più adolescente, pienamente sviluppata; non più spensierata, totalmente logica. La sua ragione è veicolata da due voci, una maschile e una femminile, che le suggeriscono parole e azioni. Una Dorothy che a tratti si interrompe: è l’istinto che arranca per riprendersi la lucidità, ma subito viene reindirizzato. Così Dorothy ricomincia da capo.

Si tratta della messa in scena di un famoso esperimento sulla “persuasione occulta in Occidente”, sulle tecniche della manipolazione sottile del linguaggio pubblicitario. Fanny&Alexander lo chiamano “West” e Francesca Mazza ogni sera fa la parte della cavia. Interprete concentrata e impeccabile, resiste energica, sudata e seduta al tavolo dell’interrogatorio: “Qual è il personaggio dello spettacolo più fuori moda?”, la domanda; “questo esperimento dipende dalla tua volontà”, l’avvertimento.
E, invece, due voci decidono la combinazione di gesti e frasi. Manipolata, contaminata, Dorothy è indirizzata a mescolare argomenti alti a frasi della quotidianità, costretta a una volgarità che si stupisce di pronunciare, offende e pare sentirsi in torto per questo, ma mai riesce a esprimere un pensiero compiuto. Mai finisce la frase. Continuamente interrotta, Dorothy singhiozza: è corretta dalle voci o combatte per non stare al gioco? Vittima dell’esperimento, forse cerca di rifiutare i comandi che la portano a una soluzione, quella stampata sulla maglia.

In questa sottilissima e sensibile linea di confine, impercettibile ma efficacemente mostrata da Francesca Mazza, si muoverebbe la volontà della protagonista: ecco allora che dalla totale costrizione iniziale la libertà trova spazio per manifestarsi in istanti che sono tic nervosi, lampi di ribellione. Meglio che niente se l’alternativa è essere telecomandati. L’esperimento messo in scena da “West”, infatti, mira a dimostrare che accettare la manipolazione si traduce nel “fare cose normali”, mentre l’“anomalia” è un errore, quindi va corretto, cambiato, scartato. Nel caso dell’esperimento su Dorothy, l’abilità con cui l’attrice fa convivere azioni comandate e volontari tentativi di “dire no”, ci mostra una via di fuga possibile alla manipolazione. Anche se trapela a singhiozzi, sussulti, scatti e improvvisi momentanei cambi di tono, qui, nel perseguire l’extra-ordinario, sta forse il risultato positivo dell’esperimento, e il messaggio ottimista che si può leggere nello spettacolo.

Perché noi vogliamo credere nel valore positivo dell’extra-ordinario. E tu? Tu, spettatore all’ingresso, ricevi la locandina dello spettacolo; il retro rappresenta un telecomando: al posto di on/off, il tasto life/death, mentre il volume regola pleasure/pain.
Fai il tuo gioco, scegli. “Questo esperimento dipende dalla tua volontà”.