west

West

Emanuela Ferrauto, Dramma.it,

La frase che ci ripete ossessivamente l’attrice è: qual è il personaggio del mondo dello spettacolo che ormai è assolutamente fuori moda? Quando ci consegnano la scheda di sala, ci ritroviamo in mano un cartoncino a forma di telecomando: i tasti riportano parole come “identity”, “success”, “money” “hate”, “happiness”, “sex”. La cosa si fa interessante. Chi va a vedere uno spettacolo targato “Fanny & Alexander” non è solo un curioso o uno spettatore medio. Ci vuole una preparazione particolare per esaminare a fondo gli aspetti molteplici e geniali di spettacoli del genere. Ma non vogliamo distogliere tutti coloro che volessero catapultarsi nel mondo di WEST, anzi. Vogliamo spingere tutti a vedere, provare, e a contorcere i propri cervelli davanti ad una sperimentazione sul linguaggio che ci apre significati inimmaginabili. La ricerca è sottile, è attuale, racchiude in sé aspetti scenici diversi. Tutti questi elementi vanno in scena, dal 16 al 20 marzo, sul palcoscenico della Galleria Toledo di Napoli, teatro che quest’anno ci ha davvero regalato una stagione ricca e piacevole. Almeno per chi ama un certo genere di teatro. In scena l’indescrivibile Francesca Mazza, premio Ubu 2010 come migliore attrice. WEST, questo il titolo dello spettacolo prodotto da Fanny & Alexander in collaborazione con il Festival delle Colline Torinesi, spinge alla riflessione, all’attenzione, all’ispirazione. E tutti i sensi vengono stimolati. Palco scarno, quadrato bianco delineato sulla scena, tavolo di legno, sedia, illuminazione lattiginosa, attrice. Schema arido, all’apparenza, ma così deve essere poiché si riempie di una molteplicità di aspetti che strabordano continuamente dai confini delineati da quello scotch bianco sul palco nero. Dorothy, protagonista del Mago di Oz, ha 52 anni. La donna contemporanea veste un abitino verde e le immancabili scarpette rosse scintillanti. Il testo si ispira ad un esperimento reale sulla persuasione occulta: gli studiosi facevano indossare agli esaminati una maglietta che raffigurava, secondo loro, un personaggio dello spettacolo ormai fuori moda. L’esaminato riceveva ordini attraverso gli auricolari, rispettivamente da una voce femminile e maschile. Ordini che si trasformavano in stimoli motori e verbali. L’attrice riproduce questo meccanismo anche in scena. Le voci di Marco Cavalcoli e Chiara Lagani, i nostri persuasori occulti, danno degli input verbali e motori, che il pubblico percepisce in maniera sempre più confusa, mescolati ad un’alternanza di musica di diverso genere e ritmo che stimola sensazioni diverse, fino quasi a farci impazzire, innervosire. L’attrice percepisce i comandi attraverso auricolari. In una forma “disumana”, perché di difficilissima e sublime realizzazione, di coordinazione di voce e membra, la Doroty moderna racconta alcuni momenti della vita di una donna. Singoli comandi che rendono l’attrice una bambola smembrata da gesti inconsulti, si riaccordano improvvisamente in un testo di forma compiuta. L’afflusso di comandi, voci e musica si riversano nelle orecchie di tutto il pubblico, creano confusione mentale, ricordano il momento in cui stiamo per addormentarci e la tv è accesa. Il nostro cervello continua ad assimilare tutte le informazioni che vengono vomitate dalla scatola accesa, ma anche da radio, computer, telefoni, persone. Ritrovarsi al centro di una strada di una metropoli dà la stessa sensazione. Ma perché Dorothy? Perché West? Che il mago di Oz fosse un simbolo di una imposizione, di un tiranno camuffato da benefattore, non è una novità. La piccola- adulta Dorothy è condannata a rimanere bloccata nel paese dell’incomunicabilità, della confusione di informazioni, dell’imposizione delle scelte E se non avesse voluto realmente uccidere la strega? E se l’Ovest-West fosse il nostro mondo rappresentato da una bandiera americana, nella violenta e sottile metafora di un pisciatoio dove nessuno fa centro ma i potenti si divertono a provare? Scegliamo di essere qualcosa o qualcuno perché ci viene imposto e siamo impossibilitati a decidere liberamente perché le troppe informazioni non ci arricchiscono ma ci riempiono fino all’orlo per svuotarci e riempirci di nuovo. La “normalità” cos’è? Essere attrice o casalinga? Essere moglie o compagna? Non si tratta di una visione femminile, ma universale. La domanda iniziale ha anche una risposta: il personaggio dello spettacolo che è assolutamente fuori moda è impresso sulla maglietta dell’attrice, sotto il vestitino verde da Dorothy. Chi è? Ma è ovvio, è Dorothy! Non ci siamo neanche resi conto che noi stessi siamo passati di moda, ormai.