Valle Occupato, successo per “Him”, tra Hitler e il Mago di Oz

Francesca Santarelli, Nuovo Paese Sera,

In scena Marco Cavalcoli, che ha realizzato un tableau-vivant dell’opera di Cattelan Him, un Adolf Hitler inginocchiato, alle cui spalle è stata proiettata la celebre versione cinematografica del 1939 di Victor Fleming del Mago di Oz di Frank Baum. La programmAzione del Valle continua oggi e domani con Buio in sala, due serate dedicate ai capolavori del cinema muto

“Non potete mica dormire qui per sempre”, questo ha detto Marco Cavalcoli nel colloquio con gli spettatori che ha seguito lo spettacolo Him. Si rivolgeva agli occupanti del Valle, e non aveva certo l’intonazione che gli avrebbe dato l’assessore Gasperini: alludeva alla necessità che ha ogni attore di fare esperienze formative che gli restino dentro e gli forniscano benzina per la sua difficile carriera, oggi più che mai ostacolata dalla scure fiscale del Governo. Oltre al suo valore “politico”, questo sarebbe il senso individuale che può fare da scintilla per le singole carriere artistiche.

Ma facciamo un passo indietro, al singolare spettacolo che ha entusiasmato il pubblico, come sempre numeroso. Cavalcoli si è presentato in scena realizzando un tableau-vivant dell’opera di Cattelan Him, un Adolf Hitler inginocchiato, alle cui spalle è stata proiettata la celebre versione cinematografica del 1939 di Victor Fleming del Mago di Oz di Frank Baum. All’inizio del film Cattelan/Hitler si è animato e ha effettuato un doppiaggio perfettamente sincrono, dando voce, canto e suono a ogni sequenza, guadagnandosi in alcuni momenti gli applausi a scena a aperta di un uditorio attento e divertito. Una performance vocale straordinaria, il cui senso apparentemente oscuro ha provato a spiegare Chiara Lagani, drammaturga della compagnia teatrale Fanny & Alexander dialogando a lungo con gli spettatori alla fine della proiezione: la rappresentazione è parte di una serie di spettacoli incentrati sul libro di Baum e che vedono nella protagonista Dorothy non tanto un personaggio messo in scena, quanto una metafora dello spettatore, vero protagonista del viaggio fantastico nel mondo della drammaturgia.
Ancora oltre è andato Cavalcoli, quando una spettatrice si è complimentata con lui per aver fatto dimenticare, perfino “sparire”, con la sua interpretazione, l’icona orribile che stava incarnando, e che sul palcoscenico era sempre in primo piano rispetto alla pellicola. E’ quello che accade nella nostra vita continuamente, le ha spiegato, quando tutti i messaggi dai quali siamo invasi e sommersi ci fanno dimenticare troppo spesso chi sia a inviarceli.