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Teatro e tennis, il binomio che non t’aspetti: in Romagna, va in scena Agassi

La Gazzetta dello Sport, La Gazzetta dello Sport, mercoledì 18 giugno 2014

La compagnia teatrale Fanny & Alexander ha inscenato a Santarcangelo laelebre sfida tra il campione e il “ drago” sparapalline raccontata nella biografia Open.

Teatro e tennis si sono incontrati, ieri sera, a Santarcangelo di Romagna. A celebrare il matrimonio, più unico che raro, ci ha pensato Fanny & Alexander, una delle compagnie più sperimentali italiane che ha deciso di mettere in scena
la sfida tra il campione e il “drago” sparapalline raccontata da Andre Agassi nella propria biografia. E così, l’istantanea più famosa di Open, bestseller in tutto il mondo, si è trasformata da gara uomo-macchina in frenetica danza-concerto su un improvvisato campo da tennis, ricostruito nello scenario a cielo aperto dello Sferisterio di Santarcangelo. La prima di “Us” è andata in scena ieri sera (con cinque giorni di ritardo causa maltempo): tre quarti d’ora senza sosta, scanditi dai ritmi techno e dance di Mirto Baliani, vero motore trascinante della rappresentazione.
ESPERIENZA “RELIGIOSA”- In campo Lorenzo Gleijeses alterna dritti, rovesci, volè e, in risposta alle palline lanciatesenza pietà dalla macchina. Intanto il padre Geppy Gleijeses (genitore anche nella vita) lo incita al posto dell’arbitro, mescolando citazioni letterarie shakesperiane, canzoni napoletane (da “Funinculì Funinculà” a “Maradona è megl’e Pelè”) e ironici suggerimenti tennistici come il “Tic Federer” o lo “spaesamento Nadal”. Ben presto la gara lascia i confini sportivi del campo da tennis, diventando soprattutto una sfida ai limiti fisici e psicologici di “Lori”, come lo chiama il padre/allenatore che in continuazione gli ricorda: “Non pensare, devi solo essere”, “Chi è l’avversario? Chi è?”. In una corsa con pochissime pause e invece moltissime rincorse, il figlio si ritroverà a respingere le inesorabili palline con tutte le parti del corpo, mani, piedi e persino la testa, vestendo prima da pugile e poi da giocatore di football. Un’esperienza quasi “religiosa”, come aveva immortalato il tennis David Foster Wallace, fino al liberatorio finale. “L’allenamento è finito, ora sei pronto per gli Us Open”.