west

Short Theatre 2010

Matteo Antonaci, Exibart.com,

Riflette sulle derive dell’immaginario contemporaneo e sul ruolo dell’individuo nella società dell’immagine West, ulteriore tappa del progetto che Fanny & Alexander ha dedicato al Mago di Oz. Al centro di una scena spoglia, quadrata, delimitata da un nastro bianco e illuminata da quattro fari, l’attrice Francesca Mazza se ne sta seduta con il volto incorniciato da una lunga treccia bionda e ai piedi luccicanti scarpette di strass rossi. “Mi chiamo Dorothy, ho cinquantatre anni”, dice l’attrice catapultando lo spettatore nel mondo del film di Victor Fleming. Un mondo consumato, abusato, distrutto in cui la piccola bambina dai capelli biondi è diventata una donna matura, imprigionata in vortici di parole e gesti che non le appartengono più. Perfetto automa, Mazza esegue gli ordini che le vengono imposti tramite due auricolari da Marco Cavalcoli (per i gesti) e Chiara Lagani (per il testo). Nella sua recitazione, quasi cinematografica, sta l’ambigua differenza tra immaginazione e realtà, tra persuasione mediatica e volontà individuale. Attraverso il corpo dell’attrice e l’immagine di un’ingenua Dorothy, Fanny & Alexander disseziona l’immaginario occidentale e lo lascia scorrere in un mare ipnotico di parole incarnate nel simbolo di un’America produttrice di sogni e icone. Ma la stessa icona Dorothy diviene presto l’immagine patetica di una Judy Garland distrutta da alcol e barbiturici.