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Se la musica sconfina nel teatro. Mirto Baliani, il sound della trama

Federico Spadoni, La Voce di Romagna,

Immaginatevi attori per un istante. Siete soli sul palco. Dovete recitare e conoscete il canovaccio. Tuttavia non esiste un testo fisso e le parti variano di volta in volta a seconda di due variabili inaspettate: gli ordini imposti da due ”persuasori occulti” e l’incedere incalzante di un dj set, unico elemento in grado di decretare il passaggio da una scena all’altra. Dimenticavo: durante lo spettacolo dovete seguire con mani e piedi il ritmo imposto dalla base. Se il sentimento che provereste nelle vesti di protagonista è l’inquietudine data dall’incertezza dei movimenti da compiere e delle parole da pronunciare, ecco spiegato come lo spettatore dell’ultimo lavoro di Fanny & Alexander (andato in scena all’Ardis Hall dal 27 ottobre al 5 novembre) si ritrova proiettato nel mondo stregato di West, rapito dalle paure ed incertezze dell’ormai 52enne eroina del Mago di Oz.
Sperimentazione e improvvisazione per uno spettacolo in divenire, costruito su continui climax di voce e musica, in cui Dorothy (Francesca Mazza) e le spettrali voci fuoricampo (Marco Cavalcoli e Chiara Lagani), rimbalzano nei mix elettronici ideati dal compositore Mirto Baliani. Ecco perché il secondo appuntamento di questa rubrica musicale sconfina nel mondo del teatro.
Con Mirto Baliani, 33enne di origini romane ma da un anno residente a Madrid, la collaborazione è ormai una costante per la compagnia ravennate. Undici anni di spettacoli, che mai prima d’ora avevano toccato un simile livello di improvvisazione musicale, in grado di determinare l’andamento e la durata dello spettacolo stesso. L’idea è venuta quasi per caso, durante le prove: ”Ci siamo accorti che con una colonna sonora fissa qualcosa si fossilizzava, perdeva della freschezza iniziale”. Arriva così l’intuizione: usare la paura per dare di volta in volta vigore alla trama: “Lo abbiamo notato ogni volta che sperimentavamo brani nuovi – continua -, la difficoltà di non potersi appoggiare al solito tema musicale unito al testo in divenire, ha dato la svolta”. Una chiave di volta che segue le note di compositori considerati ormai guru della scena elettronica tedesca, come Murcof, Apparat e Burnt Friedman, più alcuni pezzi composti personalmente da Baliani. E’ il loro spaziare dallo swing al drum&bass che accompagna Dorothy nella sua esplorazione tra le contraddizioni della società, nel percorso plasmato dalle mani del dj: ”Riverberi ed effetti mi permettono di modificare tonalità, frequenze e velocità a piacimento”, spiega. ”Per noi è stimolante, per lo spettatore è un’esperienza non riproducibile”. Per averne conferma basta guardare l’espressione del pubblico: tra una scena e l’altra qualche testa volta le spalle per guardare verso il banco di regia, quasi per chiedere: ”E ora cosa succederà?”.