Discorso Grigio

Politica, melma di parole indistinte

Alessandro Fogli, Corriere di Romagna,

Forlì. Feroce. Tragico. Indispensabile. Così è il “Discorso Grigio” che Fanny & Alexander ha portato in scena all’Ex Filanda per il Festival Crisalide, primo di sei episodi che la compagnia ravennate ha ideato sulle varie forme di discorso.
E al grigio. colore neutro, sciapo, greve, che nasce dalla fusione tra le purezze del nero e bianco perdendone la nettezza, non poteva che corrispondere alla tipologia del discorso politico, le cui iperboli e retoriche e cliché, da qualsiasi parte provengano, finiscono irrimediabilmente per appiattire in melma senza spessore.
In una scena scura e spoglia, Marco Cavalcoli, semplicemente strepitoso, è un non meglio precisato Presidente che si accinge a parlare alla nazione. La preparazione è spasmodica, da atleta (anzi attore), i gesti frenetici; incipit di discorso partono quasi in automatico, si interrompono, si reiterano. Tutto è già stato detto mille volte, provato e riprovato, si tratta solo di trovare l’abbrivio giusto. Poi l’attore-politico comincia ad essere posseduto, voci e gesti e parole sono quelle che molte, troppe troppe volte abbiamo sentito in televisione o letto sui giornali, i personaggi sono quelli che da troppi troppi anni siamo costretti a subire mediaticamente, Berlusconi, naturalmente, poi Bersani, Di Pietro, Monti, Napolitano, La Russa, Grillo, Bertinotti, Bossi e tutti gli altri che vivono in folle successione all’interno del Presidente, ma seppure voci e gesti siano di una somiglianza inquietante, l’intento non è parodistico ma anzi documentaristico.
Non è l’attore a parodiare, è il personaggio stesso a essere orami una caricatura. Riemergono frasi fatte, brandelli di comizi, passaggi di dibattiti, stralci di discussioni, fuori onda celeberrimi, tutti assolutamente tratti dalla realtà, che si compongono in un agghiacciante Frankenstein oratorio, emblema perfetto, definitivo, della vacuità, e, soprattutto, dell’interscambiabilità, dei proclami politici. “L’Italia ha bisogno di un uomo nuovo”, “Smorzare i toni”, “Far ripartire la crescita”, “Moralità”, “L’importanza dei giovani”, “Fermare la spirale d’odio”, “Il Paese ha bisogno di un cambiamento”. Chi lo ha detto? Tutti. tutti i politici hanno detto tutto e il suo opposto, trasformando ogni discorso, ogni parola, ogni promessa, in grigio, indistinto, vuoto, inutile.
Il Presidente sembra sopraffatto da se stesso, l’ipercinetico contrappunto di voci e scatti spastici lo trasformano poco a poco, lo disumanizzano, fino a un finale in cui le fattezze sono quelle di un pupazzo, una maschera, quella invecchiata e funebre del grande gaffeur, del grigiore eccellenza, del parolaio d’aria, del venditore di fumo per antonomasia. E c’è ancora tempo per una stilettata dolorosa, con una chiusura di sipario che non vogliamo rivelare. Con “Discorso Grigio” – di cui si era già intuito il potenziale nel radiodramma “Discorso alla nazione” andato inonda su Rai Radio3 – la compagnia di Chiara Lagani e Luigi De Angelis inizia il nuovo progetto di indagine sul discorso in vari ambiti sociali (militare, religioso, pedagogico, giuridico e sindacale), che coinvolgerà, oltre a Marco Cavalcoli, la stessa Lagani, Fabrizio Gifuni, Francesca Mazza, Sonia Bergamasco e Lorenzo Glejeses.