fanny and alexander | ORFEO NEL METRÒ
898
post-template-default,single,single-post,postid-898,single-format-standard,tribe-no-js,tribe-bar-is-disabled,bridge/bridge,ajax_updown,page_not_loaded,,vertical_menu_enabled, vertical_menu_transparency vertical_menu_transparency_on,qode-title-hidden,paspartu_enabled,vertical_menu_outside_paspartu,side_area_uncovered_from_content,transparent_content,qode-child-theme-ver-1.0.0,qode-theme-ver-14.2,qode-theme-bridge,disabled_footer_top,disabled_footer_bottom,elementor-default

ORFEO NEL METRÒ

musiche di Claudio Monteverdi

 


un progetto di Luigi De Angelis e Hernán Schvartzman | direttore Hernán Schvartzman | regia, scene e luci Luigi De Angelis | costumi Chiara Lagani | video e assistente alla regia Andrea Argentieri

Orfeo Antonio Sapio | Euridice, Eco, Speranza Veronica Villa | Musica, Proserpina, Messaggera Arianna Stornello | Caronte, Plutone Lorenzo Tosi | Apollo, Pastore II Michele Gaddi | Pastore I Danilo Pastore | Pastore III Stefano Maffioletti | Pastore IV Marco Tomasoni | Ninfa Martha Rook | Spiriti infernali Danilo Pastore, Michele Gaddi, Stefano Maffioletti, Marco Tomasoni, Piero Facci

Produzione originale Muziektheater Muziektheater Transparant, Anversa 2017 | Nuova produzione Teatro Comunale A. Ponchielli per il Monteverdi Festival Cremona | in collaborazione con Civica Scuola Di Musica Claudio Abbado di Milano e Compagnia Fanny & Alexander/ e production

 


Presentato il 2/3/4 maggio 2019, Teatro A. Ponchielli di Cremona

 

Una produzione lirica sui generis, in cui spazio scenico e platea si fondono in un unico spazio ravvicinato, ovvero il vagone di una immaginaria metropolitana underground. Artisti e pubblico intraprendono un viaggio nel mondo sotterraneo, insieme al nostro Orfeo monteverdiano, in una esperienza ‘immersiva’ totale. Protagonisti giovani cantanti e musicisti della Civica Scuola di Musica Claudio Abbado di Milano, guidati dallo sguardo contemporaneo del regista italiano-belga Luigi De Angelis.

 

SE ORFEO CERCA EURIDICE IN METROPOLITANA

Il nostro Orfeo è un Orfeo metropolitano: l’idea del vagone e della vita che brulica all’interno nasce in relazione al viaggio oltremondano di Orfeo che tenta di riavere la sua Euridice e il mondo sotterraneo della metropolitana che per certi versi è un altro mondo. Il riferimento è quello della metropolitana di Buenos Aires e la marea di venditori ambulanti che vi si esibiscono come in un continuo spettacolo a cui i viaggiatori assistono in un continuum performativo fuori dal tempo. Un atto creativo di seduzione degli astanti tramite le arti. Da questa suggestione è partito l’allestimento e la scommessa di portare la storia di Orfeo all’interno di un vagone che può essere quello della metropolitana, ma anche di un treno. Il senso è quello del viaggio e dell’attraversamento di un mondo che per Orfeo è il mondo dell’oltretomba, ma che per me rappresenta il regno profondo che abitiamo ogni giorno nel nostro quotidiano, nel rapporto con la nostra parte animica, col nostro lato più emozionale, più antico. In un mondo sempre più robotico e anestetizzato, in cui le emozioni sono trattenute, rimosse, stereotipate, commercializzate, per lo più congelate, la storia di Orfeo, la sua ferita, la sua reazione e rielaborazione del dolore offrono la possibilità, in un contesto così vicino a noi, di risuonare nel profondo, di permettere allo spettatore l’identificazione immediata.

Mito e quotidianità si sposano perfettamente, nella nostra cultura, nella nostra psiche. Il viaggio di Orfeo è un viaggio iniziatico, esemplare, attraverso le fasi dell’innamoramento, della perdita, della reazione e della guarigione. Chi, nella vita non si è inna-morato, non ha perso qualcosa, non ha dovuto reagire e confrontarsi con forze a lui straniere interne e esterne ed ha cercato di reagire? È questa davvero una storia di tutti i giorni….

Orfeo era una figura sciamanica, curativa. Come gli sciamani, Orfeo deve scendere agli inferi, nel mito originale viene addirittura sbranato dalle Baccanti, come Dioniso. Il viaggio animico dello sciamano, del guaritore, contempla sempre la parabola dello smembramento in seguito a una discesa agli Inferi, a contatto con la propria parte nera, con le proprie forze o divinità infuriate. Lo smembramento è necessario ai fini della metamorfosi e dell’elevazione celeste successiva, che, più laicamente, potremmo identificare nella guarigione e nella crescita interiore.

A Cremona, il progetto nasce con giovani musicisti della Scuola Civica Claudio Abbado e un cast di giovani cantanti. Sono tutti incredibilmente genuini, disposti a mettersi in gioco e a confrontarsi con il contagio delle emozioni in un contesto ‘realistico’. Ispirandomi al Poema a fumetti di di Dino Buzzati, la realizzazione dei graffiti per il vagone è stata affidata agli studenti del Liceo artistico Stradivari. L’obiettivo è quello di capire e leggere il mito di Orfeo in una contemporaneità non pretestuosa, ma che si nutre dell’invariante propria del mito: il viaggio nelle profondità della psiche, l’amore senza confini, la possibilità della metamorfosi interiore, della guarigione dalla tossicità della ferita e della relazione simbiotica. Abbiamo realizzato, assieme a Andrea Argentieri, i video in città che verranno proiettati nei finestrini di questo metrò leggero dando il senso del viaggio, ma anche recuperando le coordinate spaziali di strade, vie e piazze magari familiari ma che in questo contesto rappresentano altro. Chiara Lagani ha firmato i costumi, scolpendo ulteriormente la drammaturgia dell’opera, sottolineandone la ricchezza di ambivalenze tra il piano della veglia e quello del sogno.

Orfeo in metrò ha una messinscena molto dinamica, in cui la partitura è sostanzialmente rispettata, ed emerge la contemporanei-tà di Monteverdi. L’attenzione alla partitura e al disegno drammaturgico monteverdiano si sposa perfettamente, o almeno così io e Hernàn Schvartzman crediamo, con il nostro Orfeo viaggiatore. Il valore aggiunto di questa esperienza sta nell’aver creato una verità empatica che mi auguro sorprenda il pubblico come ha sorpreso me. Tutto questo è avvenuto lavorando sul mito di Orfeo, mito universale certo, mito della forza della poesia e del bisogno dell’uomo di sconfiggere la morte, una favola che i giovanissimi miei compagni di viaggio hanno saputo magnificamente far loro.

Luigi De Angelis

 

 


[foto in metro]