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L’orizzonte della voce: “West” di Fanny & Alexander

Kurt Kaplan, MusicaElettronica.it,

La Dorothy del “Mago di Oz” è ancora viva ed ha 52 anni: lo scopriamo subito, all’inizio del lavoro teatrale di Fanny & Alexander, compagine ravennate di punta del teatro di ricerca italiano. Una Dorothy probabilmente ancora immersa nel vortice immaginario che la rapisce nel film di Victor Fleming del 1939, tratto dalla prolifica penna fantastica di Frank Baum. Ed è lei l’unico personaggio di questa performance coinvolgente e virtuosistica, magistralmente interpretata dall’aDue “persuasori occulti” guidano l’attrice tanto nei movimenti che nella recitazione testuale fornendole, per mezzo di due monitor auricolari, istruzioni su cosa dire e su quali movimenti effettuare; essi agiscono, invisibili al pubblico, come veri e propri motori drammaturgici, interpretando e improvvisando una sorta di partitura testuale-gestuale che si costruisce momento per momento e che, se pur definita formalmente, si declina ogni sera in modo diverso. Quello che ne risulta è un flusso continuo di suoni vocali e di gesti, dal carattere continuamente variabile e in movimento, a cui la musica contribuisce con un ulteriore livello emozionale e grazie ad un continuo mixaggio in stile dj di frammenti ritmici volutamente senza identità. E’ proprio questa metafora del “flusso” che guida lo spettatore in un viaggio sonoro e visivo accattivante e stratificato che in realtà propone alla riflessione alcuni dei temi cruciali di ciò che è oggi “ovest”, dei suoi riferimenti imprescindibili agli Stati Uniti, dei suoi slogan, dei suoi tipici meccanismi di persuasione, delle sue contraddizioni.
Il procedimento tecnico dei suggeritori viene svelato con parsimonia e solo a metà spettacolo ci si rende conto con esattezza dei suoi meccanismi: si arriva così ad una rilettura nuova del tempo trascorso e, contemporaneamente, ad una chiarificazione interpretativa della parte restante.ttrice italiana Francesca Mazza, che si muove in un ristretto e luminoso campo scenico.

Un plauso particolare va a Francesca Mazza, capace di decodificare e reagire a molti stimoli contemporaneamente, dando vita ad una vera e propria “marionetta biologica”: l’anima di Dorothy rimasta prigioniera per sempre nella zona occidentale del mondo di Oz.
Come è facile immaginare, in questo tipo di spettacoli la cifra tecnologica è di primaria importanza e capita spesso che l’allestimento in luoghi non particolarmente attrezzati dal punto di vista fonico ne limiti la qualità ricettiva. West sembra travalicare questo tipo di problemi: la sua forza espressiva e il suo senso profondamente musicale lo fanno entrare di diritto tra i migliori casi del nuovo teatro sonoro.