T.E.L.

Lawrence d’Arabia eroe da palco

Maria Grazia Gregori, L'Unità,

Nel mondo del gruppo ravennate Fanny & Alexander il viaggio dentro la lanterna magica, il buio della camera oscura, l’occhio della cinepresa, intesi non solo come scelta estetica ma anche come progressiva appropriazione di mezzi diversi con cui rappresentare e rappresentarsi, sono sempre stati i punti di partenza, la spinta più decisiva. Da lì e da una commistione anche letteraria che si ritrova in ogni loro lavoro, sono nati spettacoli importanti come il ciclo dedicato alla figura del Mago di Oz: un mondo immaginario che ha bisogno di un processo di avvicinamento alla realtà, che si costruisce per capitoli più che con una sintesi immediata, ma senza mai cadere nella fissità e nella frigidità. A questa scelta non sfugge neppure T.E.L., primo episodio di una nuova saga incentrata sulla figura di Thomas Edward Lawrence più noto come Lawrence d’Arabia e sul suo ruolo nella costruzione di uno stato arabo sostenuto dai ministri Sykes e Picot, voci di una realtà da potenza coloniale più che del sogno di libertà per quei popoli, di cui Lawrence fu strumento forse inconsapevole.

DUE FILONI
T.E.L. si rappresenta diviso in due filoni uno al maschile interpretato da Marco Cavalcoli e uno femminile con Chiara Lagani (autrice e regista dell’affascinante progetto insieme a Luigi de Angelis): così lo spettacolo di Cavalcoli, che ha debuttato al Festival delle Colline Torinesi, trova il suo spiazzante doppio nella contemporanea esibizione della Lagani al Festival di Napoli, per poi alternarsi nel luogo e nello spazio nelle serate successive sui palcoscenici delle due città. Lawrence, in smoking mimetico, si muove di fronte a noi con un’iperattività devastante eseguendo gli ordini secchi di lei, raffigurata in un quadro in abito da sera anch’esso mimetico: una figura elegante e lontana che ci aspettiamo si materializzi al proscenio, dove lui ripete come in una vertigine gesti e richiami, inseguendo una musica dagli echi tribali, ancestrali. Un’evocazione quasi onirica di un passato (il sogno), di cui, nell’universo militare della Raf in cui Lawrence si è poi arruolato come soldato semplice (la realtà), riaffiorano le immagini e i suoni. Un mondo immaginario, teatrale, fra oggetti che appaiono e che spariscono sull’onda di una modulazione sonora rarefatta se non fosse per quel corpo in perenne movimento che sa inventare su di un’ideale scacchiera – un tavolo con sensibilissimi sensori -, una miriade di suoni diversi come in un gioco da bambini. Proprio come quei due che alla fine, inserendosi con i loro semplici giocattoli dentro quel labirinto misterioso di sogni e di realtà, sono la chiusa ingenua e dolce di questo lavoro ancora in divenire che conoscerà altre tappe e che avrà la sua ideale conclusione nel 2013 con uno spettacolo corale.