Discorso Grigio

La grigia politica secondo Fanny & Alexander

Maria Grazia Gregori, myword.it,

Da vicino nessuno è normale,  festival dei nuovi linguaggi e dei  sorprendenti incontri, organizzato da Olinda all’ex ospedale psichiatrico Paolo Pini di Milano, si è da tempo accreditato come una manifestazione di qualità, punta di diamante di una stagione estiva milanese da molti anni quasi insignificante. Qui abbiamo visto la prima puntata del nuovo progetto di Fanny & Alexander,  una delle realtà più interessanti del nostro teatro di ricerca. Nati come autori di un teatro concettuale  figurativo e performativo, ormai da tempo i componenti del gruppo ravennate si son incontrati, ma forse dovrei dire scontrati, con la parola, avvicinata all’interno di progetti romanzeschi, di viaggi che hanno al centro personaggi dalle  lunghe storie, dai lunghi percorsi.

Il nuovo progetto di Luigi De Angelis e Chiara Lagani che si concluderà nel 2014, è dedicato al discorso  colto in sei momenti emblematici e potremmo dire “rituali”: dal politico al pedagogico, dal religioso al sindacale, dal giuridico al militare e sarà interpretato da sei attori diversi: Marco Cavalcoli, Chiara Lagani, Lorenzo Gleijeses, Francesca Mazza, Fabrizio Gifuni e Sonia Bergamasco. Un’idea che nasce dal desiderio mettersi in relazione, di affrontare il potere fascinoso di un modo di essere e di rapportarsi all’altro costruito sulla retorica delle frasi fatte, di una comunicazione unidirezionale quando non fasulla. Ogni episodio avrà simbolicamente il suo colore, dal grigio al rosso, che coinvolgerà non solo la scena ma anche la presenza stessa dell’attore.

La prima tappa – Discorso grigio –  riguarda la politica, il modo di parlare della politica e le sue rotture che passano per “novità” e invece sono solo populismo. Una parola che coinvolge tutto e tutti in una babele di suoni, apparentemente senza senso. In questo “Discorso grigio” di cui è protagonista un funambolico, bravissimo Marco Cavalcoli, tutto è grigio: la scena  che sembra una camera oscura, l’abito con camicia bianca e cravatta che indossa lui, il protagonista assoluto, il Presidente che sta per  fare o vorrebbe fare un importante discorso. Il Presidente assomiglia a un attore che in camerino fa il suo training di preparazione e di riscaldamento per una prova fisica ed emotiva che si intuisce importante: scatti, movimenti spezzati, suoni lancinanti che provengono da chissà dove, quasi un balletto astratto mentre da fuori arrivano folate di voci, immediatamente riconoscibili. Voci del nostro oggi e del nostro ieri. Queste voci costellano la preparazione continuamente interrotta del Presidente, quel suo essere uno nessuno e centomila: è una maschera, anzi la Maschera. Eccolo è qui a raccontarci la sua “discesa in campo” e mentre parla la sua voce cambia: è Berlusconi, ma anche Bossi, Bersani, La Russa, Casini, Bertinotti, Napolitano, Grillo in un impossibile dialogo con Monti… E c’è il passato che torna con la voce di Berlinguer e più lontana quella di Churchill. Parole vere, da discorsi veri, per un inquietante scenario.

L’attore è attraversato  da queste voci, è l’emittente di queste voci, è il corpo attraverso il quale le parlate, il gergo politico si incarnano e si trasmettono in una performance che è come un delirio di suoni, gesti, parole, amplificati da un microfono a piede. Perché questo è lo spazio della parola che si interroga sul senso della sua appartenenza, sulla sua possibilità di essere condivisa, vissuta. Di diventare pubblica, insomma,  pericolosamente forma di potere se è solo una fascinazione, se non è condivisa. Ma il re è nudo: il Presidente è solo,  quasi afasico con i suoi guanti bianchi da illusionista, ma riesce ancora ad affascinare la platea. Ecco però apparire un clown dalle  grandi manone gialle di gomma che ruotano vorticosamente ad appoggiare un discorso fintamente popolare da comico second life dove tutto sembra vero ma tutto è falso, esagerato.  Un mondo di pupari e un uomo solo dalla grande testa di cartone che ricorda Berlusconi…

L’attore  si toglie il mascherone, improvvisamente tace,e lì, al proscenio, ci guarda in silenzio. Ma ecco che torniamo all’inizio, a quell’attesa per l’importante discorso che verrà, fatto da un uomo che dichiara di lasciare tutti i suoi beni allo Stato. Ma quell’uomo non esiste, cos’è: una pia illusione o un fantasma del passato?