Il teatro spericolato di Fanny & Alexander

Simona Spaventa, ilsole24ore.com, Friday 23 October 2009

In Aqua Marina avevano nascosto le attrici dietro sipari mutevoli, di plastica o velluto rosso, che lasciavano solo intuire i corpi e i movimenti, costringendo lo spettatore alla parte del detective o dell’involontario voyeur. In Vaniada il pubblico entrava in una sorta di imbuto stretto e buio, dove lo avvolgevano voci, suoni, perfino odori. È un teatro spericolato, in equilibrio tra performance, videoarte e installazione, quello dei Fanny & Alexander, compagnia (ma loro, Chiara Lagani e Luigi de Angelis, preferiscono definirsi “bottega d’arte”) di punta della nostra ricerca già dagli anni ’90, raffinatissimi alchimisti che mescolano linguaggi e allusioni senza indulgere al compiacimento, ma con rigore e necessità. Per questo, è una bella occasione quella che offre il Teatro Out Off di Milano (dove, peraltro, non capita così di frequente di poterli vedere), che dal 21 al 26 ottobre ospita due delle ultime creazioni del gruppo emiliano, tappe di due progetti distinti, uno sul Mago di Oz, l’altro su Tommaso Landolfi. Lavori diversissimi, eppure vicini per forza visiva e per l’uso di immagini sconvolgenti che vengono direttamente della cronaca e dalla storia recenti. In Him c’è un Hitler in ginocchio (omaggio a Maurizio Cattelan) che si ostina a doppiare bulimicamente tutti i personaggi, e perfino i rumori, del Mago di Oz, il film di Fleming del ’39 con Judy Garland, proiettato alle sue spalle. Una prova estrema e sfinente per l’attore, Marco Cavalcoli, un gioco ironico e stupefacente per il pubblico, messo di fronte a una vertigine a prima vista senza senso, che pone domande scomode sul ruolo dell’artista e sul rapporto tra arte e potere. L’altro spettacolo si intitola K313 come la sonata per flauto e orchestra di Mozart, che aleggia distorta dai registratori di un uomo e una donna. Elegantissimi (gli abiti sono della stilista Monica Bolzoni) e glaciali, si scambiano le parole di amore impossibile del Breve canzoniere di Tommaso Landolfi. Nel frattempo, ripresi in diretta da una videocamera a infrarossi, indossano accessori inquietanti: una scintillante borsetta-esplosivo, dei passamontagna. E allora capiamo: sono i terroristi ceceni che nel 2002 presero in ostaggio il pubblico del Teatro Dubrovka di Mosca. Un “recital letterario” disturbante, che non concede sconti allo spettatore.