Discorso Grigio

Il politico e il televisivo: due questioni su cui discorrere!

Carolina Ciccarelli, http://teatro.persinsala.it, martedì 11 febbraio 2014

Fanny & Alexander tornano a Bologna con le prime due tappe del nuovo progetto Discorsi presentate sul palco dell’ITC di San Lazzaro, un piccolo spazio d’eccellenza fuori dalle porte della città.

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E mentre sabato 8 febbraio la città felsinea offriva i suoi portici alle orde di eccitati visitatori arrivati ad ammirare il masterpiece veermeriano La ragazza con l’orecchino di perla ed altri capolavori del seicento olandese del Mauritshuis – con tutte le strade vibranti di innumerevoli eventi speciali a corredo dell’evento principale – un po’ più in là, lontano dal centro città, l’ITC di San Lazzaro ha proposto una serata altrettanto imperdibile, con l’unica data bolognese di Discorso Grigio e Discorso Giallo dei ravennati Fanny & Alexander.
Sì, perchè i Fanny & Alexander sono un approdo sicuro per vedere un Teatro ben fatto – oserei dire, un Teatro Onesto – e uscire dalla sala pienamente soddisfatto. Questo avviene non solo perchè gli attori sono eccezionali (indescrivibile la bravura di Marco Cavalcoli il cui solo corpo, immobile, basta a far teatro), la drammaturgia meravigliosa (Chiara Lagani, co-fondatrice del gruppo insieme a Luigi de Angelis nel lontano 1992, è maestra dello scrivere) e la musica persuasiva (l’apparato sonoro, in perfetto sodalizio col ritmo del testo e dei corpi degli attori, è a cura di The Mad Stork) ma anche perchè lo spettatore, altresì quello meno attento, non può non uscire dalla sala senza la testa pulsante, il corpo sfinito, la coscienza toccata.
Sono, infatti, delle vere e proprie tragedie questi Discorsi e i Fanny & Alexander le gettano addosso al pubblico senza soffocarlo: ciò avviene grazie all’attenzione con cui costruiscono i loro spettacoli, le cui singole partiture – drammaturgica, musicale, fisico-attoriale – sono pesate e curate allo stesso modo e convergono verso una struttura scenica totale, coerente e unitaria che costringe lo spettatore ad assorbire tutto ciò che avviene sul palco e a rimanere sempre in una posizione di confine, di limite.
In questa fessura si insinua la questione, il punto di domanda.
La modalità del discorso diventa pretesto per esplorare i meccanismi di potere e i piani manipolatori di educazione e di costruzione – di un pensiero, di un’ideologia, di un modello di cittadino – a cui inesorabilmente abbiamo ceduto e che ora ci risultano tanto familiari quanto convincenti. Ciò accade con il discorso politico: svuotato di tutto il contenuto possibile, costruito secondo precise regole che impongono un linguaggio povero, familiare, che procede per inganni, e quindi per ripetizioni, esso non ha neanche più il carattere della persuasione ma si pone in equilibrio tra il rassicurante (proprio perchè si ripete, è sempre uguale a se stesso) e il tranquillante (non dicendo nulla di nuovo, funge da narcotico per menti che hanno disimparato a reagire al nulla).
Il discorso politico, insomma, ci impone di sostare in una zona grigia, in cui le opposizioni sono mischiate e non c’è lo spazio per la chiarezza, per la netta distinzione tra le parti in gioco.
In Discorso Grigio Marco Cavalcoli presta la voce a decine di politici italiani – anche qui ritroviamo un altro limite invalicato, quello dell’imitazione, che non acquista mai valore di satira, di sberleffo televisivo nonostante, a inizio spettacolo, le risate del pubblico abbiano lasciato intendere una certa incomprensione d’intento presto appianata – e sono tutti immediatamente riconoscibili. Ascoltiamo Di Pietro, Bossi, Vendola, La Russa, Tremonti, Bersani, Casini, Renzi, Grillo e (immancabile!) Berlusconi. Alla fine, è come se avessimo sempre ascoltato lo stesso politico: davanti ai nostri occhi si svela tutto il training dell’attore-politicastro, la sua preparazione fisica allo scuotimento delle masse applaudenti, la scelta mirata di una retorica precisa (a cui oggi abbiamo attribuito la definizione di politichese) e una gestualità caratterizzante e gagliarda.
Tutto è artificio, tutto è prestabilito o, meglio, pre-detto: Cavalcoli indossa una cuffia e forse non fa altro che ripetere ciò che un esperto retore gli suggerisce, guidandolo nella costruzione del suo personaggio che, alla fine, deve tendere sempre ad un modello già noto, a una maschera già costruita e che a turno è necessario indossare.
Anche il silenzio è costruito dal politico: a conclusione dello spettacolo, infatti, il silenzio di Cavalcoli invade la sala, appesantendo l’aria, mentre scruta le facce degli “uditori”, del pubblico in platea che attende. Ma non sembra attendere la fine dello spettacolo, bensì il ricominciare del discorso politico, come un popolo addestrato e obbediente, privato della forza di decretare una fine.
La stessa finezza provocatoria la ritroviamo anche in Discorso Giallo, interpretato da Chiara Lagani. Può uno stesso mezzo di comunicazione avere tanto potere educativo quanto diseducativo? Se meno di un secolo fa la televisione ha contribuito in maniera decisiva al processo di alfabetizzazione dell’intera Italia, forse oggi assistiamo all’evento contrario: storditi, divorati, confusi da tutte le declinazioni dello show (talk-show, reality-show, talent-show), oggi la tv ci immobilizza sui divani, mina il confronto familiare, storpia la scala dei valori, abbaglia le nuove generazioni.
Cosa è rimasto della tv pedagogica del maestro Alberto Manzi che pretendeva col suo programma Non è mai troppo tardi di insegnare l’italiano a chi non sapeva né leggere né scrivere? Cosa è derivato dall’intrattenimento leggero e melenso di una Sandra Milo che in Piccoli Fans fa diventare adulti dei piccoli bambini a uso e consumo della risata da casa?
Quali valori promuove realmente la tv a misura di talento confezionata ad hoc da Maria De Filippi?
Chiara Lagani ripercorre criticamente la storia della tv-maestra con la stessa cifra stilistica utilizzata in Discorso Grigio: diventa i personaggi che hanno ripensato l’intento pedagogico televisivo, divenendo conduttrice e talento perdente di Amici, insegnante e alunna della tv degli albori, bambina e presentatrice di una tv che, forzando e giocando con i ruoli, prelude alla rovina, al decadimento sociale.
Sempre di più il televisivo si fa grave problema sociale: è un cartellino giallo quello della Lagani, un ammonimento, la necessità di rallentare e fermarsi come davanti a un semaforo giallo. Permettere alla nostra televisione di spegnerci il cervello è un errore abbagliante, come il giallo dei fari di una macchina nella notte.
I due spettacoli fanno parte del nuovo progetto dei Fanny & Alexander intitolato Discorsi (2011/2014) che prevede la realizzazione di sei spettacoli e sei radiodrammi sui temi dell’individuo e della comunità e del discorso come mezzo per incidere su di esse.