Il fragile Hitler dei Fanny & Alexander

Giacomo d'Alelio, Carta nr. 2, Friday 25 January 2008

Entrando nel Piccolo Ambra Jovinelli a Roma per la visione di HIM dei Fanny & Alexander di Ravenna, nel buio della stanza fino al 10 febbraio si troverà sul palco la figura di un omino inginocchiato su di un cuscino, apparentemente innocuo, baffetti, capelli ingellati da una parte, giacca e cravatta dai toni militari. Attende immobile, un grande schermo alle sue spalle, un piccolo televisore portatile di fronte a lui. Ha nella mano destra una bacchetta d’orchestra che si anima con lui quando alle sue spalle compare il logo della Metro Goldwin Mayer, le immagini del classico The Wizard of Oz di Victor Fleming, dal libro di Lyman Frank Baum, con Judy Garland protagonista nel ruolo della Dorothy dalle scarpette rosse. Over the Rainbow ci cantava colma della speranza di trovare alla fine dell’arcobaleno una realtà piena di nuove possibilità. In questo caso è l’omino innocuo a riprodurre le voci, i canti, i suoni e versi che percorrono la durata di tutto il film, e dello spettacolo. Il protagonista di HIM è l’Hitler persecutore del nostro tempo, ispirato alla scultura di Maurizio Cattelan: quanti lo hanno visto solitario in una stanza di museo hanno provato tenerezza nella sua fragilità prima di accorgersi di chi fosse. Si comprende la banalità del male quando lo vedi nella sua semplicità quotidiana, nel suo essere umano, come ci ha ricordato il regista russo Alexander Sokurov in Moloch. L’Hitler dei Fanny & Alexander rimane inginocchiato nella sua follia di essere un nuovo Mago di Oz, di poter controllare in ogni sua parte un mondo. Il suo viso si trasforma da un personaggio all’altro, passando da una situazione ad una nuova, raccogliendo l’ilarità degli spettatori. Nella sua bravura è Marco Cavalcoli, tra i fondatori della compagnia con Luigi De Angelis alla regia e Chiara Lagani alla drammaturgia, a farlo vivere in modo vorticoso come il ciclone che nel film conduce Dorothy in un’altra realtà. Del resto può essere Dorothy il nome proprio di un ciclone, usanza comune in America, basti ricordare Katrina che ha sconvolto New Orleans. HIM fa parte del nuovo progetto pluriennale dei Fanny dedicato ad Oz e alle possibilità del linguaggio e dell’arte, cosa produca nell’anima dell’uomo, in un percorso originale e raffinato, che porta ogni volta ad un’ulteriore sorpresa; come avverrà al Palladium sempre a Roma l’1 e 2 febbraio con Dorothy. Sconcerto per Oz, di cui HIM è costola. L’ilarità che viene prodotta istintivamente dalla statua animata da Marco Cavalcoli nasconde il timore dell’uomo per la perdita di controllo nei confronti delle cose, esseri umani, situazioni. La realtà spaventa, si è perso il vocabolario capace di farci sopravvivere liberamente. I Fanny & Alexander sono in grado di ricordarcelo.