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Il Flauto Magico. Creativo ma fedele anche in 3D

Nicola Gallino, La Repubblica, martedì 09 dicembre 2014

Per il suo esordio come nuovo direttore del musicale del Teatro Comunale di Bologna, domenica, Michele Mariotti ha scelto Verdi. Un ballo in Maschera. Ma già a maggio 2015 depositerà un’altra tappa del suo viaggio nel Pianeta Mozart, avviato nel 2010 con Idomeneo, proseguito con Nozze di Figaro e Così fan tutte. Toccherà al Flauto Magico con Mia Kares, Maria Grazia Schiavo, Nicola Ulivieri, Carlo Bosi e Christina Poulitsi. Ultimo, nel 2018, verrà Don Giovanni: “Un macigno che smuove culturalmente oltre che musicalmente”.
Eppure anche la scombiccherata fiaba egizio-massonica del Flauto di Emmanuel Schikaneder attinge la sfera del sublime. Non si capisce se il finale sia lieto o no. E se lo è, è difficile capire cosa lo renda tale”. Sarà un Zauberflote integrale, in tedesco, con i dialoghi in prosa fra un brano e l’altro. “Le opere vanno rappresentante nella lingua in cui sono nate, con la sua sonorità, i suoi accenti. Fare oggi Guillarme Tell o Carmen in italiano è solo un’operazione di antiquariato. Lo spettacolo deve funzionare e rispettare testo e musica”.
Per questo Mariotti non si appassiona alla diatriba “regie tradizionali vs moderne”: “Ci sono solo regie fatte bene e regie fatte male. Un Rigoletto può essere anche essere senza Mantova e senza fiume, ma la musica scura e umida del terzo atto ci dà un clima, un’atmosfera a cui dobbiamo essere fedeli”. E per questo un Flauto Magico può essere benissimo filologico e sperimentale al tempo stesso. Il consulente artistico Nicola Sani l’ha affidato a Fanny & Alexander, factory teatrale attiva dal 1992 sulle scene d’avanguardia da Santarcangelo a Singapore, da Tempere a Beirut, qui al debutto con un’opera intera. Il regista Luigi De Angelis: “Quando due anni fa ho iniziato a studiare il Flauto per questa produzione mi sono imbattuto nella lettera di una sorella di Mozart che racconta com Wolfi bambino, esposto a suonare come fenomeno nelle varie corti, si fosse inventato per autodifesa un “Mondo del Didietro”: un universo parallelo popolato solo da fanciulli di cui lui era il re. Con la drammaturga Chiara Lagani ci è venuto naturale pensare a una Zauberflote doppio omaggio a Ingmar Bergman: alla sua visione cinematografica dell’opera dal palco di Drottningholm e allo sguardo infantile dei due bambini da cui prendiamo il nome. Loro sono i nostri occhi, il medio attraverso cui gli spettatori vedono l’opera, l’innocenza che salva dal mondo corrotto degli adulti”.
I due bimbi però non sono sul palco. Il collettivo Zaprouderfilmakersgroup il ha trasformati in immagini 3D proiettate sulle quinte. Per la prima volta in una regia lirica gli spettatori saranno muniti di occhialetti colorati con a un colossale Marvel. “Il Comunale diventa un teatrino giocattolo nelle loro mani, come nella prima scena di Fanny & Alexander. Sono loro a spostare gli oggetti, a posare in scena il drago. E quando porgono a Tamino il flauto magico sembrerà che lo offrono a ognuno di noi”. I coristi sono posizionati in barcaccia vestiti da spettatore, quasi a dire che il palazzo di Sarastro è il teatro stesso, il mondo delle Arti. Regia creativa e fedeltà alla partitura possono convivere benissimo. Mariotti: “Ho sempre trovato piena sintonia con i registi. Nel Ballo in maschera ho chiesto a Damiano Micheletto di cambiare alcune cose rispetto all’originale per la Scala perché volevo sottolineasse ciò che io evidenzio musicalmente. L’importante è che non si metta mai noi stessi davanti alla musica”. Il resto lo fa Mozart: “Tocca sempre il nostro intelletto e il nostro cuore allo stesso tempo. Il corale su cui appaiono i tre genii è fra le cose più alte, ma lo è altrettanto il semplicissimo carillon di Papageno e Papagena”.