Discorso Grigio

Il discorso del presidente. Trucchi e inganni della retorica politica

Sara Chiappori, La Repubblica,

Ci hanno abituato a immaginifiche avventure sceniche possenti come saghe in più capitoli. Quasi che lo spazio di un solo spettacolo fosse troppo angusto per racchiudere il complesso delle loro visioni teatrali. È stato così per Ada, cronaca familiare, conturbante viaggio in dodici episodi tra i rebus e gli enigmi barocchi del romanzo di Nabokov. È stato così per il progetto dedicato al Mago di Oz riletto come folgorante metafora di un Occidente malato da attraversare lungo molteplici diramazioni (spettacoli, laboratori, mostre). E sarà di nuovo così per l’ ultima sfida, dedicata alla retorica politica, di cui ora è pronto il capitolo Discorso grigio (in prima nazionale domani, all’ ex Paolo Pini, per “Da vicino nessuno è normale”). Loro sono i Fanny & Alexander, compagnia di Ravenna guidata da Chiara Lagani e Luigi De Angelis, da vent’ anni protagonista della scena di ricerca più radicale. Alchimisti distillatori di un La compagnia di Ravenna Fanny e Alexander porta all’ ex Pini in prima nazionale un lavoro che ha come protagonista un premier appena eletto che parla alla nazione teatro che fugge i cliché costringendo il pubblico a un perenne stato di allerta, a Milano arrivano con due spettacoli. Il primo, in programma stasera, è West, uno degli episodi del progetto sul Mago di Oz in cui la formidabile Francesca Mazza (Premio Ubu 2009) è una Dorothy imprigionata nelle trappole del linguaggio. I meccanismi della persuasione occulta sono al centro anche del progetto sulla retorica politica, di cui Discorso grigio (domani e dopo) è solo una delle declinazioni. In scena, giacca, cravatta e camicia bianca, c’ è Marco Cavalcoli, altro strepitoso attore della compagnia (memorabile la sua interpretazione “ventriloqua” di Hitler nello spettacolo Him ). Questa volta è un presidente alle prese con un discorso alla nazione: prima le prove in privato davanti allo specchio, poi l’ esibizione pubblica. Un condensato di oratoria politica che cuce e monta frammenti di discorsi reali e potenzialmente riconoscibili dal pubblico. Già, perché Cavalcoli è un perfetto attore/marionetta eterodiretto che in cuffia ascolta voci vere e poi le restituisce allo spettatore in un gioco evocativo di parole e gesti, trucchi e tic. I più sgamati ritroveranno Bersani o Berlusconi, Casini e Grillo, ma anche Kennedy e Churchill. «Più che parlare, è come se fossi parlato – spiega Cavalcoli – attraversato da voci che, seppur diverse, ripetono gli stessi schemi di persuasione e manipolazione». E poco importa se da “Ich bin ein Berliner” a “Non siamo mica qui a smacchiare il giaguaro” il livello si abbassa drasticamente, perché a ben guardare la minaccia della retorica politica, alta o bassa che sia, «è il pulviscolo in cui frantuma ogni capacità di giudizio critico». Ma poiché i Fanny e Alexander sono tutto fuorché castigatori moralistici, allo spettatore-cittadino offrono solo chiavi di lettura e non soluzioni preconfezionate. In questo caso proponendo una ricognizione tra le lettere e i timbri dell’ alfabeto del potere. Nella vasta bibliografia a monte del lavoro, occupa un posto speciale il libro di Marco Belpoliti La canottiera di Bossi (Guanda), che l’ autore presenta domani sera prima dello spettacolo.