CELESTE_WEB

Il colore degli sportivi tra podio e paradiso

Magda Poli, Il Corriere della sera , giovedì 12 giugno 2014

Il celeste è il terzo colore a segnare il percorso del gruppo Fanny & Alexander nei linguaggi del nostro oggi. Dopo gli spiazzanti, ben centrati Discorso grigio, il politico, grigio come l’indifferenziato che contiene il tutto e nasconde il nulla, fa confondere realtà e finzione, vero e falso, e Discorso giallo, l’educazione in una società sempre più formata e uniformata a modelli televisivi, in Discorso celeste (il 15 al festival delle Colline Torinesi) Chiara Lagani, drammaturgia e costumi, Luigi de Angelis, regia, scene e luci, guidano Lorenzo Gleijeses lungo una performance che non riesce compiutamente a raccontarsi ma è ricca di spunti.
Celeste, colore della nazionale di calcio, colore che sa di familiare e di santità, colore scelto per stendere la metafora dello sport come ricerca impervia e affannata del trascendente, come disciplina, volontà di superamento, un valore tensione verso l’alto del podio uguale all’alto dei cieli. E in tuta sportiva esordisce il bravo Lorenzo Gleijeses, l’Inno d’Italia e la corsa ha inizio. Una telecronaca di una partita di calcio si interseca alle parole di Papa Francesco e il celeste del nostro Paese si svela in tutta la sua forza. Una voce dall’alto impartisce ordini, commenta, suggerisce, è la voce del padre, quello eterno? Forse, ma è anche la voce del padre dell’attore, Geppy Gleijeses, è bisogno di guida o è l’insidiosa scorciatoia dell’eseguire ordini?
L’attore è instancabile nel suo correre, parlare, saltare, giocare a tennis, tirare di pugilato, segue il padre, cerca di superare se stesso, ma ricade sempre a terra. E forse la trascendenza vi è cercata stendendo letteralmente la mano verso il prossimo, grazie a una proiezione in 3D.