HIM. If the wizard is a wizard you will see…

Roberto Di Palma, CinemAvvenire, Wednesday 30 January 2008

Alcuni preamboli. Il lettore medio, o lo spettatore medio di teatro medio, non è tenuto a sapere chi sia Maurizio Cattelan. Maurizio Cattelan è il più grande, famoso, controverso artista italiano di arte contemporanea. È quello che ha fatto un’opera che rappresentava il Papa colpito da un meteorite. È quello che ha installato delle sculture, prontamente rimosse, con dei bambini impiccati nella ex-civilissima capitale morale italiana Milano. È l’autore di HIM.
Secondo preambolo. HIM è una scultura di Maurizio Cattelan che rappresenta Hitler. In scala leggermente ridotta rispetto a quella naturale, presenta il dittatore nazista in ginocchio, nell’atto di pregare, in cera, capelli umani, giacca, resina e poliestere per le dimensioni di 101x41x53 cm. È un’opera di Cattelan, quindi è un’opera controversa, e non abbiamo certo qui alcuna intenzione di parlare di questo.
Terzo preambolo. Fanny e Alexander sono una delle realtà più entusiasmanti del nuovo teatro di ricerca italiano. Gruppo teatrale di Ravenna, ha al suo attivo una decina di spettacoli molti dei quali improntati su un non troppo conosciuto romanzo di Nabokov, Ada o ardore. Durante le loro messe in scena usano dei mezzi di comunicazione diciamo eterodossi, sperimentano nuove modalità di relazione con il pubblico, nuove modalità di messa in scena, nuove modalità di spazio teatrale.

Fine dei preamboli. HIM. If the Wizard Is a Wizard You Will See… è il nuovo lavoro di Fanny e Alexander. È un lavoro puramente concettuale, pur prevedendo un grandissimo virtuosismo attoriale. Io adesso ve lo racconto, e dopo avermi letto è come se lo aveste visto. Andandolo a vedere non avrete molto di più al di là del concetto, dell’idea, se non appunto il godere del virtuosismo attoriale dello straordinario Marco Cavalcoli.
Il sipario si apre e ci compare davanti Hitler, in ginocchio, nell’atto di pregare. Dietro di lui, su uno schermo, viene proiettato, dall’inizio alla fine, Il mago di Oz, film di Victor Fleming del 1939 considerato da David Lynch come il film più bello della Storia del Cinema, e che, spero di poter dire, tutti conosciamo.
Hitler estrae una matita e comincia a muovere le mani come un direttore d’orchestra. Comincia a cantare la canzone iniziale. E partito il film, privo di sonoro, lo scopriremo in grado di fare tutte le voci, tutte le musiche, tutti i rumori di Il mago di Oz. Praticamente abbiamo un unico doppiatore che dal vivo interpreta tutti i personaggi, compreso Toto, che fa la colonna sonora con la voce, che fa, da solo, l’audio di tutto il film. In inglese, e in perfetto sincrono labiale. Il che è difficilissimo e deve costare al bravissimo Cavalcoli una fatica infinita a ogni replica.
Che cosa significa questo spettacolo? Ci si potrebbe riflettere sopra. È una riflessione sul totalitarismo che pretende di sostituire la coralità democratica con un’unica voce? È una riflessione sul pensiero unico contemporaneo, che prevede un’unica verità, che non prevede più la molteplicità ma un punto di vista preciso e condiviso da tutti? È una riflessione sul fatto che il potere, come il mago di Oz, è sempre illusione, per quanto ingegnosamente messa in piedi?
Forse.

Di fatto ci troviamo di fronte a qualcosa che assomiglia più all’arte contemporanea che non al teatro, che è terribilmente statico, che si esaurisce (al di là della fatica e bravura attoriale) in un puro concetto, che è derivativo (HIM di Cattelan è molto più emozionante di HIM di Fanny e Alexander, ci interroga di più, è più misterioso; e in parte ciò è dovuto alle dimensioni leggermente ridotte, che un attore ovviamente non può avere).
Andare a teatro è un atto politico. Andate a vedere HIM perché Fanny e Alexander vanno, assolutamente, sostenuti. Vogliamo vedere altri loro lavori. Ci piacciono moltissimo.
D’altra parte se potete vedere qualcos’altro, di Fanny e Alexander, preferiteglielo. Vedere dal vivo HIM non vi darà più emozione di quanta ne avrete potuta avere leggendone il resoconto, ovvero poca. Vi vedrete, in pratica, Il mago di Oz, il che non è male. Il fatto che sia un unica voce a fare tutto dopo un po’ passa in secondo piano di fronte alla capacità affabulatoria del film. Avrete la soddisfazione di applaudire una straordinaria prova d’attore. Per me non è abbastanza, da Fanny e Alexander mi aspetto (e presto) altro.