HIM

Tommaso Chimenti, scanner.it, Sunday 15 February 2009

Ci sono i baffetti, la divisa militare, il buio della guerra. Chi è il lui del titolo è presto detto. Lui, quasi innominabile. Ma senza sorprese, si capisce subito, si svela immediatamente il mistero. Quel “Him” (al Teatro Studio di Scandicci 13, 14 febbraio 2009) non è solo Hitler, che in fondo è solo il prodotto di quella cosa strisciante, di quel desiderio comune di sicurezza, di quell’affidarsi, concedersi, darsi totalmente nelle mani di un giocoliere, un alchimista. Forse un mago, che riesca a mutare le situazioni a nostro vantaggio, un angelo, un baro. Non importa, in che modo, che la massa vuole risposte, non per forza quelle giuste. Che i dittatori, in definitiva, sono lontanissimi dall’incarnare la figura dell’uomo ideale che vorrebbero cercare modellando e setacciando la comunità. La storia non insegna e si ripete. Him è anche un’opera dell’artista Maurizio Cattelan. Come il “Mago di Oz” che scorre sul grande schermo (già analizzato da Fanny & Alexander in “Dorothy. Sconcerto per Oz”) fa il paio con le parole mute e senza volume che il piccolo dittatore, qui molto chapliniano, vorrebbe dire ma che proprio non escono. Non si fermano nel gozzo ma si annullano, con stupore e meraviglia e una certa dose d’orgoglio, nell’ascoltare quello che avrebbe voluto dire. E non è più necessario farlo, basta doppiarlo. E’ stupido il nuovo dittatore che fa il verso a quelli passati. Questo Him rientra nella serie tematica delle piece dei Fanny & Alexander che contiene anche “East” e “Kansas”. Il direttore d’orchestra è buffo e fallibile. Tenta di riprodurre tutte le voci della pellicola, di portarla a termine da solo, di avere tutti gli applausi per sé. In definitiva non a comandare gli altri, ma a cancellarli, che la scena deve essere soltanto sua. Sta in ginocchio ma non chiedere perdono, è esilarante e fallimentare, come qualsiasi sogno d’epurazione, è megalomane e quindi perdente, è infantile, è frustrato e finge con se stesso di essere il migliore. Ha una bacchetta d’orchestra, ma è piccolo e fragile. Ossimoro: come non volergli bene? Voto 8.