ImmagineGiallo

GIALLO – SHORT THEATRE 2013, MACRO TESTACCIO LA PELANDA (ROMA)

Rosy Brenca, saltinaria.it,

Fanny & Alexander approdano a Short Theatre 8 con un radiodramma dal vivo. Uno spettacolo che è un chiaro attacco alla politica, ad ogni forma di razzismo, alla sottocultura e soprattutto all’istituzione scolastica odierna, che ha perso il suo ruolo fondamentale, cioè quello di educare alla diversità e a non temere l’altro. Il tutto visto dalla prospettiva di bambini di scuole elementari. La figura dei bambini, però, assume una duplice valenza: oltre a far vedere il mondo circostante attraverso la loro prospettiva, ha pure il compito di far riscoprire pian piano, agli spettatori, il bambino che è ancora in ognuno di loro, che pone nuovi interrogativi e di conseguenza esige nuove risposte e soluzioni.

Lo spettacolo ha inizio al buio. Gli spettatori – e la loro pazienza – vengono messi così a dura prova. L’oscurità della sala dura alcuni minuti, il tutto intensificato dall’ascolto di voci registrate, provenienti da vari angoli della sala. All’improvviso una fioca luce s’accende, illuminando un tavolino con sopra un plastico nero: è una scuola e le voci registrate che avvolgono lo spettatore sono di bambini. Le frasi da loro pronunciate sono sempre le stesse, creando – in tal modo – una sensazione di spaesamento, di confusione, di ansia – anche se piacevole – poiché sono frasi dolci e innocenti.
Dopo pochi minuti entra in scena l’unico personaggio del dramma: è una maestra, vestita come un’istitutrice tedesca d’altri tempi. Fa l’appello dei nomi, si presenta e comincia a dialogare con la classe. Racconta ai bimbi una storia che ha come protagonista una strana creatura - che, in seguito, scopriremo essere un gorilla nero - e della difficoltà che ha nel comunicare con lui. Per rimediare a tale problema chiede aiuto proprio ai bambini, i quali inizialmente sono abbastanza impauriti dalla visione della creatura: scappano, strillano, qualcuno piange e sono tutti molto diffidenti.
Sono spaventati perché la creatura è diversa da loro ma scopriranno pian piano che con l’amore, con lo scambio reciproco, con l’affetto e soprattutto con l’insegnamento, riusciranno ad interagire con lui pur parlando linguaggi differenti. In seguito l’attrice indossa una maschera che riproduce il volto di Maria Montessori: la maestra per eccellenza, colei che rivoluzionò il metodo d’ insegnamento nell’Italia primo novecentesca. Attraverso il volto della Montessori l’attrice tenta di spiegare ai bambini il concetto di storia e di insegnamento. Mentre pronuncia il suo discorso, il plastico che riproduce la scuola si frantuma, riconducendo metaforicamente alla disgregazione del sistema scolastico italiano degli ultimi decenni.
Dopo il disfacimento del plastico avviene, però, la costruzione di una città ideale fatta di belle case circondate da alberi e parchi. In sottofondo le voci dei bambini che descrivono il mondo che vorrebbero e nel quale gli piacerebbe vivere. Un mondo ideale che non corrisponde affatto a quello che gli è stato lasciato in eredità: invivibile, ignorante e razzista, un mondo non bello da regalare alle nuove generazioni, a quelle dolci e candide voci.