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Francesca Mazza per West vince il Premio Ubu come migliore attrice 2010

Roberto Rinaldi,, teatro.org,

Il premio come migliore attrice 2010 è andato a Francesca Mazza. La giuria del Premio Ubu 2010 ha deciso di assegnare all’attrice il prestigioso riconoscimento per la sua intensa prova dimostrata nel ruolo di Dorothy in West, spettacolo prodotto dalla compagnia di Ravenna Fanny & Alexander e Festival delle Colline Torinesi, definito “l’estremo dei punti cardinali della storia del Mago di Oz. Sola in scena in una di quelle che si possono definire senza dubbio, come “La Prova d’attore/attrice”, in cui è costretta quasi ipnoticamente a una manipolazione del linguaggio e della comunicazione massmediatica. Due persuasori occulti la costringono a una sottomissione totale cui lei non può ribellarsi e di conseguenza lo stesso pubblico viene “catturato” e stimolato da una sequela ossessiva di reiterati impulsi vocali. Una nevrosi in cui riversa tutta la società contemporanea sottoposta a continue sollecitazioni sonore e visive diffuse da spot pubblicitari invasivi e devastanti.

L’impegno di Francesca Mazza è tale da riconoscerli un talento fuori dal comune, cui si va ad aggiungere il suo personale contributo autobiografico utilizzato per la drammaturgia firmata da Chiara Lagani. Confessa di sentirsi emozionata, subito dopo la consegna del premio ricevuto sul palcoscenico dello storico Piccolo Teatro di Milano, nel corso della cerimonia presieduta da Gioele Dix e di fronte a tanti colleghi del teatro italiano e non solo.

La sensazione provata durante la cosegna del premio?

“Una lunga cerimonia in cui Giole Dix è stato fantastico nel riuscire ad alleggerire la tensione. Una bella festa per il teatro. Lo sento come un incoraggiamento per ciò che stiamo facendo, un riconoscimento a una zona del teatro in cui io mi riconosco. Franco Quadri e la giuria hanno dimostrato di voler sostenere e credere ai nuovi linguaggi. Ci sono gruppi molto validi in Italia che stanno lavorando con entusiasmo e ottimismo. L’Ubu restituisce il prestigio al teatro, nonostante la difficile realtà in cui stiamo vivendo”.

Diplomata alla Scuola teatrale di Alessandra Galante Garrone di Bologna, Francesca è al suo secondo Premio Ubu: nella stagione 2004/2005 ha vinto come migliore attrice non protagonista per l’interpretazione di Aqua Marina. Un riconoscimento che va al suo maestro Leo de Bernardinis, ci dice l’attrice originaria di Cremona e bolognese d’adozione:

“In Aqua Marina c’è un omaggio dedicato a Leo e a Ofelia (il suo primo ruolo scespiriano) con una citazione alla fioraia cieca in Luci della città, e a Totò, principe di Danimarca, (testo messo in scena da de Bernardinis nel 1990) l’ho considerato un premio a un pezzo di storia del teatro”.

Per l’interpretazione di Ofelia-Violetera è stata segnalata da Gianni Manzella come migliore attrice per la stagione teatrale ’90/’91 sull’annuario del Teatro italiano Patalogo. Citata anche nella stagione teatrale ’94/’95 da Giorgio Sebastiano Brizio, Renata Molinari e Franco Quadri per l’interpretazione di Donna Evira in Il Ritorno di Scaramouche e nella stagione ’97/’98 da Titti Danese per l’interpretazione di Tina Modotti nello spettacolo Duetti Guerriglieri. La lunga e proficua esperienza artistica con de Bernardinis, insieme ai colleghi della Compagnia “Teatro di Leo”, le è valsa il premio Dams nel 2004 e il Premio Viviani ottenuto nel 2006 al Festival di Benevento.

Per l’interpretazione in West ha ricevuto più voti rispetto alle altre candidature (ricordiamo che concorreva nella sua stessa categoria anche Mariangela Melato), oltre ai ruoli sostenuti nel progetto “Spara, trova il tesoro, ripeti”, creazione drammaturgica di Mark Ravenhill, in cui recita in Le Troiane e La Madre, (Accademia degli Artefatti di cui Fabrizio Mercuri è direttore artistico e regista), vincitore del Premio della Critica 2010). Nel marzo di quest’anno ha debuttato anche in Intolleranza.

“Questo progetto è importante è molto bello per la mia carriera. L’incontro con Fabrizio Arcuri si è rivelato felice, il coronamento di una conoscenza e di un’idea creata su misura per me. La soddisfazione che provo ora in questo momento è grandissima e mi fa un immenso piacere. Lo è anche per la mia consapevolezza di lavorare in un’area del teatro in perenne pericolo per la sua sopravvivenza. L’Ubu è un riconoscimento prestigioso che ci incoraggia ad andare avanti – spiega l’attrice dopo la cerimonia di premiazione – consci del fatto che la crisi economica è ben distribuita, ma siamo addestrati a resistere e a produrre con mezzi poveri. Io vengo da una scuola, dove metti tutto quello che vuoi, ma alla fine, quello che resta è l’attore, la sua recitazione è la cosa principale”.

Dal suo curriculum molto corposo si evince che il teatro è qualcosa sempre sospinto verso la ricerca di nuove forme espressive, senza mai cedere alla routine. Non è stata una scelta facile quella di affrontare un genere più impegnativo rispetto a un teatro più leggero, di intrattenimento?

“Trent’anni di carriera mi hanno dato la possibilità di andare in scena sempre con qualcosa di diverso. Una sfida continua come in West dove non c’è il tempo materiale, il controllo dell’intonazione, dei volumi della voce, o la posizione sotto la luce. Non c’è tempo per niente, è un tempo che non hai. Ci si deve appoggiare solo sul proprio mestiere”. Con questo spettacolo abbiamo ottenuto un successo tale che a Milano abbiamo fatto otto repliche sempre con il tutto esaurito. Il testo ci riguarda molto da vicino. Parla del condizionamento e della nostra libertà condizionata. Si basa su una costruzione drammaturgica in cui è compresa anche quella gestuale, capace di contagiare anche il pubblico”.

Reduce da Roma dove al teatroinscatola ha recitato Le Troiane e Intolleranza con la compagnia degli Artefatti è in procinto di partire per Genova al Teatro della Tosse per relicare alcuni titoli del progetto Ravenhill (teatro il cui il direttore artistico è il regista Fabrizio Arcuri).

Trova il tempo anche per dedicarsi ad altri progetti?

“Riprendo anche un testo di Pierre Notte, un autore francese molto rappresentato all’estero, giornalista, poeta, romanziere, attore, regista. Con Angela Malfitano mettiamo in scena Deux petites dames vers le nord (Due vecchiette verso il nord) che racconta di due anziane sorelle che decidono di partire per un viaggio verso il nord del loro paese dove intendono seppellire le ceneri della loro madre. Un viaggio rocambolesco, una sorta di road movie. Lo porteremo a Milano in febbraio del 2011 al Teatro Oscar e in aprile a San Lazzaro all’ITC, (Bologna) un progetto che rientra nell’iniziativa Parole di Francia sponsorizzato dall’Accademia di Francia dove avviene uno scambio di drammaturghi, quelli italiani rappresentati all’estero mentre in Italia partecipano autori francesi, come Pierre Notte. Mi dedicherò anche a un lavoro molto interessante di Pietro Babina che ha scritto Eco, dove il pubblico potrà seguire via web le prove e la costruzione dello spettacolo”.

Dal 2003 è direttrice artistica della stagione teatrale Sguardi della Sala Teatro “Biagi D’Antona” del Comune di Castel Maggiore (Bologna) e si dedica anche a un teatro indirizzato al sociale.

“Mi occupo di progetti in cui partecipano vari tipi di donne. Laboratori per motivare la presenza di donne in politica, un problema perché molte decidono sempre più di abbandonarla. La presenza di donne nella carriera politica è sempre meno. Il lavoro con il teatro l’ho dedicato alle donne disoccupate e sono entrata anche nei carceri femminili per dare un sostegno alla loro condizione. Un aspetto del mio lavoro molto stimolante”.