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Buscaglione fra visioni e fantasmi

Gianfranco Capitta, Il Manifesto, sabato 13 giugno 2015

Sor­prese e pro­getti costi­tui­scono da sem­pre il patri­mo­nio del Festi­val delle col­line tori­nesi, che quest’anno festeg­gia la sua ven­te­sima edi­zione. La for­mula vin­cente qui è la scelta di met­tere inieme spet­ta­coli di lin­guag­gio e codici diversi, pur­ché abbiano una pro­pria vita­lità. Così che anche uno spet­ta­colo non riu­scito o con qual­che limite evi­dente, può costi­tuire un pre­sa­gio di strada ven­tura, aprire squarci che potreb­bero dimo­strarsi inte­res­santi o pro­met­tenti, tanto più in un momento gene­rale, se non di rista­gno, certo di poco corag­gio sulle scene ita­liane, gra­zie ai con­di­zio­na­menti buro­cra­tici mac­chi­nosi e alle pre­vi­sioni fosche che gra­vano già oggi su que­sto set­tore artistico. […]

Il colpo di scena vero alle Col­line però, in attesa di altre pre­senze impor­tanti a par­tire da oggi (i fan­ta­smi sha­ke­spea­riani di Alfonso Santagata,il fan­ta­sma materno paso­li­niano di Latella, gli sfre­nati fan­ta­smi edi­pici delle ber­li­nesi She She Pop) sono stati capaci di dar­celo i Fanny & Ale­xan­der, che i mai erano stati diver­tenti e spi­ri­tosi come in que­sta occa­sione, in cui hanno ripor­tato in vita un cele­bre mito dei nostri «anni d’oro», Fred Busca­glione. E a Torino hanno voluto farlo nel luogo dove lui a suo tempo can­tava, e stro­lo­gava e stra­par­lava, iro­nico e par­te­cipe, di tante altre mito­lo­gie che dall’America ci appa­ri­vano allora sal­vi­fi­che, e adatte al botto incom­bente del boom. È irre­si­sti­bile uno dei com­po­nenti del gruppo, Marco Caval­coli, nel ricreare le smor­fie e i tic del geniale Fred, e con­durci con sicu­mera tra le parole del suo, dav­vero geniale, paro­liere Leo Chiosso.

Il tutto nel vero dan­cing dove Busca­glione si esi­biva, oggi Le roi Music Hall dell’architetto Molino, allora Lutra­rio, con un com­plesso (i Blue­mo­tion) che cita gli ori­gi­nali Aster­no­vas, e il pub­blico se li gode dai diva­netti di simil­pelle davanti ai tavo­lini dove cam­peg­giano gin tonic e al mas­simo delle birre. Tra quei lustrini mul­ti­co­lori, e lam­pade arco­ba­le­nanti, Chiara Lagani (che ne è autrice assieme a Luigi De Ange­lis), in gran tiro, segue il mae­stro e offre da bere agli spet­ta­tori da coin­vol­gere gaudenti.ù
Uno spac­cato veri­tiero e pro­fondo del nostro­paese e delle nostre illu­sioni, non solo di allora. Nel quale molti poli­tici, anche di oggi , potreb­bero spec­chiarsi in un bar­lume di coscienza. Anche se il gruppo, nei fogli di pre­sen­ta­zione, minac­cia di tra­sfor­mare il lavoro in una ricerca sull’economia verde. Men­tre è già così diver­tente, e istrut­tivo, allac­ciarsi e ince­spi­care nel Kri­mi­nal tango, belli pupi fior del fango…