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Educati dal tubo catodico. Il Discorso Giallo di Fanny & Alexander

Bruno Bianchini, klpteatro.it,

Da strumento di lotta all’analfabetismo a mezzo planetario con cui diffondere un analfabetismo di nuova specie? Cosa ne penserebbe oggi il fu maestro Alberto Manzi, protagonista negli anni ’60 di una tv didattica e di servizio di provata utilità pubblica e internazionalmente imitata?
In “Discorso giallo” di Fanny & Alexander assistiamo ai fronti d’onda frammentari di grammatiche edu-catodiche provenienti da oltre cinquant’anni di storia della televisione italiana.
La donna-bambino Chiara Lagani, in grembiulino nero, schiava del telecomando, fa zapping e sciorina parole alternando sublime e stucchevole, da Manzi a Maria Montessori (il flyer dello spettacolo riproduce proprio la Montessori sulle vecchie mille lire), passando per Franck, il bambino di “D’amore si vive” di Silvano Agosti, fino ad arrivare a Sandra Milo e Maria De Filippi.
Il susseguirsi delle scene ci restituisce le trasformazioni di una Lagani a turno posseduta da mostruose divinità televisive: la primadonna dalle inquietanti sonorità e costantemente in cerca del riflettore, ’piccoli fans’ geneticamente progettati da un qualche dottor Frankenstein per essere dei ‘piccoli raccapriccianti adulti’; la ‘potente donna del potente’ che eleva a dogma meritocratico la tirannia del giudizio del pubblico a casa nell’ennesimo talent show, in cui il destino del concorrente di turno è affidato ad un semaforo: verde vai avanti, rosso vai a casa, giallo… il limbo dell’incertezza, del giudizio sospeso, reiterare l’umiliazione per andarsene a casa lo stesso, probabilmente, ma soffrendo un po’ di più.
Tre pezzi di storia della televisione italiana (Manzi/Milo/De Filippi) che, messi in ordine cronologico e riflessi nel presente, producono, in tre parole, un’evoluzione della pedagogia di massa come escalation di rabbrividimento: alfabetizzazione, melensaggine, antagonismo.

“Discorso giallo” raccoglie un testimone delicato da gestire: quello passatogli da “Discorso Grigio“, prima delle sei tracce che andranno a comporre nella sua totalità l’ambizioso progetto di Fanny & Alexander sulla forma retorica del discorso, splendidamente interpretato da Marco Cavalcoli e giunto, a circa un anno dal suo debutto, ad un’efficacia scenica quasi perfetta.

Ammiriamo, nella compagnia ravennate, la capacità di smentire le convenzioni (che siano quelle del teatro contemporaneo o dei loro stessi percorsi di ricerca precedenti), abbandonare i tulle nel baule e mettersi in gioco, assumendosi il rischio di mostrare i muscoli con progetti complessi e programmatici come questo. I prossimi quattro – celeste/religioso, rosa/sindacale, viola/giuridico, rosso/militare – saranno rispettivamente affidati ai corpi e alle voci di Lorenzo GleijesesFrancesca MazzaFabrizio Gifuni e Sonia Bergamasco

Lo spettacolo interpretato da Chiara Lagani evidenzia, in certi frangenti di questo debutto, alcune rigidità nell’amalgama fra parola, gesto e personaggi, come se il flusso di vibrazioni non si fosse ancora profondamente disteso lungo la spina dorsale dell’attrice per dar luogo a scosse che provochino il cortocircuito cercato. Necessario, inoltre, compiere uno scarto ulteriore per affrancarsi definitivamente da rischiose derive simil-satiriche (restandone abilmente in bilico come dimostrato nell’episodio precedente) e sprofondare invece il più possibile nei grotteschi reconditi di questo potente quanto letale (per chiunque, anche per chi non la guarda) strumento di educazione alla “stupidità delittuosa” che è la televisione.
Siamo, in fondo, tossicodipendenti che continuano a ribadire di odiare ciò di cui non possono fare a meno (la televisione oggi, le tecnologie mobili domani?).
Chiudiamo con un interrogativo per il buon Manzi, se da lassù ci ascolta: “Non è mai troppo tardi” per curvare verso l’alto la parabola di una nuova stagione di alfabetizzazione? Magari avverrà anche questo – potrebbe risponderci -, ma forse non per merito della televisione; e non prima che le mille lire della Montessori completino il proprio processo di metamorfosi trasformandosi in un nuovo, fiammante, cinquanta euro con l’effige di Belen Rodriguez.