Discorso Grigio

Berlusconi è l’oratore incomparabile

La Voce di Romagna, La Voce di Romagna, mercoledì 22 gennaio 2014

Come parlano i politici?
L’arte, che è lungimirante, nel senso che guarda dove noi poveri mortali non osiamo, offre occhi inquieti e domande non rassicuranti. Nel ridotto del “Masini” di Faenza, ormai a tutti gli effetti antro privilegiato del “teatro di innovazione e ricerca italiano” (così l’Assessore alla cultura Massimo Isola, questa sera alle 21 è incendiato dai riflettori Marco Cavalcoli, espressione di Fanny & Alexander, che con Discorso Grigio (drammaturgia di Chiara Lagani, regia di Luigi De Angelis) analizza “l’oratoria politica odierna, legata ormai esclusivamente allo strumento televisivo e alla diffusione via internet. Sono scomparsi al mondo della politica, ad esempio, i comizi, una volta spazio privilegiato”.
E cosa viene fuori da questa indagine?
“Gli stili diversi di ogni politico. Con due singolarità. La prima è Berlusconi, con una gamma di toni, accenti e personaggi da giocare molto più ampia rispetto agli altri. Nel teatro della politica è come se Berlusconi fosse un’attore molto versatile. La seconda è Beppe Grillo, che interpreta un solo personaggio, ma non comparabile con il modo di comunicare di tutti gli altri politici. In questo caso, Grillo è l’attore che distrugge il vecchio linguaggio della politica e ne crea uno nuovo”.
E Matteo Renzi in tutto questo dove sta?
“Lui adotta uno stile classico. Insomma, è un po’ l’usato sicuro”.
Ma tu in scena cosa fai?
“Mi presento come un improbabile candidato Presidente e provo un discorso alla Nazione. Che è composto da stralci di discorsi realmente pronunciati dai politici. Il risultato è un po’ surreale.”
E al termine della vostra indagine chi premiate come miglior oratore della politica italiana?
“Devo dire che l’eleganza retorica di Aldo Moro è assoluta, per quanto inadatta al mondo di oggi. Oggi direi che per il contatto diretto con il pubblico vincono Grillo e Renzi, ma come versatilità e capacità di suscitare emozioni Berlusconi è ancora imbattibile. Sa essere severo e autorevole, ma anche recitare la parte del cane bastonato che ha bisogno di affetto”.
Lo scopo dell’indagine?
“Non catachizziamo lo spettatore. Mettiamo di fronte a noi stessi e al pubblico i meccanismi di comunicazione politica. Mostrando quanto essi ci guidino.”
Cosa vuol dire?
“Un esempio: nello spettacolo oltre al blob televisivo ci sono spezzoni da discorsi nobili, di Kennedy piuttosto che di Churchill, o Martin Luther King. Bene: nel frullatore televisivo anche quei frammenti diventano superficiali, una minestra del non senso. Tornando al comizio: esso aveva una tensione drammaturgica, dall’inizio alla fine. L’abitudine alla dichiarazione del politico in tv rompe la tensione, fa sì che una cosa sia uguale a un’altra”.
Dunque non c’è niente da fare: banalità e senso della sintesi sono gli elementi della politica attuale e non se ne viene fuori.
“Al termine dello spettacolo il Presidente si toglie la maschera, io e il pubblico ci guardiamo: in quel vuoto, in quel silenzio ciascuno costruisce le sue risposte”.
A proposito di possenti oratori: Marco Cavalcoli, in una creazione di Fanny & Alexander del 2007, è stato Him, cioè Adolf Hitler. Com’è stato essere Hitler?
“Assumersi una responsabilità e sentire il dovere di disfarsene. Ti assumi la responsabilità di interpretare un tabù e poi comprendi che è proprio il fatto di essere un tabù a rendere affascinante Hitler. Allora smontare il tabù è il gesto che puoi fare per liberartene. Portando lo spettacolo in Germania ci hanno detto che solo da pochi anni cominciano a portare Hitler al cinema o in scena […], tanti artisti da anni si stanno concentrando sulla figura di Hitler. Chissà se questo va letto come un segno buono o funesto”.