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SCROOGE
RASSEGNA STAMPA

Alessandro Morino, Scrooge o la banalità del denaro

Sarah Curati, “Scrooge” o il sogno americano infranto/Fanny & Alexander

Redazione Nucleo Artzine, Fanny & Alexander, Scrooge

Laura Gemini, Miti tossici. Il denaro e il suo immaginario in Scrooge studio per Discorso Verde di Fanny&Alexander

Iacopo Gardelli, “Scrooge” di Fanny & Alexander. L’economica dell’illusione

 

Scrooge o la banalità del denaro

Alessandro Morino, romadaleggere.it, 4 novembre 2015

 

Dal doppiaggio di un cartone animato Disney ad una fresca analisi sul mondo capitalista contemporaneo: in scena al Teatro Vascello – Scrooge – di Fanny & Alexander

Si può canzonare la società in maniera buffa e fresca?
Si può giocare col reale spettacolarizzandone il ridicolo?
Verosimilmente è questo quello che la compagnia teatrale Fanny & Alexander ha messo in scena al Teatro Vascello di Roma il 3 novembre 2015 con Scrooge. Studio per Discorso Verde.
Il varietà dell’ironia nel gioco della visione, nell’animazione di un classico della Walt Disney mai tanto attuale, mai tanto storia di una storia che ancora appartiene all’oggi. Lo specchio è solo un occhio sulla fantasia di una storia divertente, tanto spiritosa da lasciare uno strascico di realtà.
La storia è quella tratta dal romanzo A Christmas Carol di Charles Dickens e riadattata nel cartoon Disney dove lo Zio Paperone è ovviamente il vecchio e ricco avaro Scrooge, colui che si preoccupa solamente di accumulare, possedere e contare i propri averi.
Il protagonista di questa storia/spettacolo mette alla prova il suo discorso a partire dal doppiaggio di questo cartone animato, proponendo una lezione molto moderna sul denaro e la sua circolazione. Archetipo della selvaggia modalità dell’odierno capitalismo, sembra raffigurare metaforicamente l’animo essenziale dei tempi moderni, tutto proiettato verso l’accumulo, il potere, la banalità stessa del possesso di denaro come controllo assoluto sulla vita e sul reale.
E allora ne risulta quasi una figura parossistica di se stessa. Un saltimbanco capace di essere specchio di figure del passato e del presente, di essere fumetto e canzonetta, etica ed eccesso, in un via vai vorticoso come fosse un salto nel tempo dal miracolo economico italiano fino alla crisi del mercato globale.
Dunque l’acrobata del denaro, dall’animo avaro e da cuore d’artista, capace di ballare, di cantare, di contare come consigliare la maniera giusta del “fare”, si ritrova incredulo davanti i fantasmi della propria vita, a porsi le consuete domande, probabilmente senza risposta, facendo riflettere lo spettatore sul rapporto tra denaro e arte: l’economia è creativa? È etica? Si può parlare di economia etica oggi? O è un paradosso all’origine di ogni discorso sull’economia stessa?

 

“Scrooge”, o il sogno americano infranto – Fanny & Alexander

Sarah Curati, paper street, 5 novembre 2015

 

Il verde è un colore ambivalente: se da un lato rappresenta la speranza e la tranquillità, dall’altro è l’invidia e la rabbia, il serpente e il suo veleno. Verde è anche il colore di tutto ciò che regola la nostra esistenza: il dollaro. In altre parole, il Capitalismo. Scrooge, studio per Discorso verde di Fanny & Alexander, scatena proprio una riflessione sul rapporto tra l’Uomo e il Denaro servendosi di un celeberrimo personaggio di Walt Disney. E allora, quale miglior esemplare può essere preso a paradigma dell’amore per i soldi, se non Uncle Scrooge?

Per noi meglio conosciuto come Zio Paperone, è il papero più ricco del mondo, nonché incarnazione del self-made man e proiezione del sogno americano: colui che, partendo da una condizione di povertà, soltanto con il duro lavoro e le sue forze è diventato miliardario. In scena, Scrooge è Marco Cavalcoli in frac nero e cilindro, a dare una lezione sulla storia del Denaro ai tre nipoti Qui Quo Qua (Chiara Lagani, al lato del palco). Qual è però il prezzo da pagare per essere zio Paperone? Il denaro rende avidi e avari, inaridisce l’anima, allontana da sé stessi come dagli affetti; ecco allora farsi strada un altro Scrooge, Ebenezer, quel vecchio egoista e taccagno, protagonista del Canto di Natale di Dickens. Le due storie si sovrappongono, si contaminano, si richiamano ora con la parola, ora con la danza, ora con la filastrocca, mentre l’ininterrotta musica elettronica (live electronics Emanuele Wiltsch Barberio) amplifica gli echi e distorce i suoni, moltiplicando il gioco delle corrispondenze.

L’uomo è fragile di fronte al Capitalismo. Così sembra Cavalcoli nella voce incrinata, nello smarrimento del corpo, nell’inciampo della parola e della sua ripetizione; è come se il denaro si fosse insinuato nelle pieghe del corpo influenzandone i gesti, le nevrosi, i pensieri. Scrooge appare così come l’uomo contemporaneo affetto da un marcato stress psico-fisico, bombardato dai continui stimoli cui è sottoposto: e non è solo la voce di Chiara Lagani, che man mano assumerà il ruolo dei suoi vari interlocutori – così Scrooge sarà visitato da Paperino, il nipote Fred, i fantasmi del passato, presente e futuro, gli amori perduti (Isabel come Lady Duck) –, ma anche quelle immagini di cartoni animati che scorrono ininterrotte su uno schermo circolare dietro di lui, come una controparte visuale della sua storia.

Il sogno americano è infranto, collassando su sé stesso. Ora però non siamo in America, bensì in Italia. Come italiani sono quei personaggi assai riconoscibili a irrompere nella voce di Cavalcoli, incarnazioni reali dello Scrooge di fantasia; che siano echi del Rubygate o un’intervista di Marchionne: piccoli flashback di un passato recente con cui facciamo ancora i conti, simboli di quella fiducia nel capitalismo che ci ha fatto capitolare nella crisi in cui siamo tuttora immersi.

Partendo dall’esplorazione di un cartone animato, Fanny & Alexander porta in scena una riflessione sulla fragilità dell’uomo al cospetto di quel dollaro verde molto più grande di sé. Se dal punto di vista formale, la compagnia si avvale di un dispositivo teatrale sperimentale il cui coinvolgimento sensoriale è indubbio e accattivante, per contro, è il contenuto a uscirne più indebolito: la drammaturgia appare a tratti dispersiva e nella mancanza di un messaggio pienamente centrato si percepisce qualcosa di irrisolto, ancora da approfondire. Il collegamento di Scrooge con il presente, insomma, rimane un’intuizione interessante ma è lasciata cadere, come un campanello d’allarme inascoltato. Forse, se ascoltato più a fondo, quel campanello potrebbe invece risvegliarci dal torpore e darci quella “scossa” in grado di catapultarci davvero nei retroscena di quelle trattative incomprensibili che, pur avvenendo lontano da noi, ci riguardano da vicino e rischiano drammaticamente di cambiare il corso delle cose.

 

Speciale Tdv9 | Fanny & Alexander, Scrooge

Redazione, Nucleo Artzine, 10 novembre 2015

 

Danzare la decadenza a passi di tip tap, tra Capitalismo e Schizofrenia, in un discorso che allude al tema dell’economia e subito si sottrae alla teoresi, auto-rinnegandosi e dissipandosi in un “tango criminale”, in costumi inattuali ed elusione della retorica.

Come un estenuato vaudeville, permeato par contre da atmosfera dark wave tardo anni Ottanta, si snoda in tal modo lo studio preliminare per Discorso Verde del collettivo Fanny & Alexander.

Scrooge, titolo provvisorio, è un meccanismo che fa dello spettacolo il suo vettore “principe” e allo stesso tempo la sua antitesi coabitante. La scena minimalista costituita da presenze quali un dj in consolle, la vocalist Chiara Lagani e il performer Marco Cavalcoli, si ripiega continuamente su se stessa mutando tono e modalità rappresentative. Dapprima tip tap techno, danzato da Cavalcoli posto su una pedana al centro dello spazio scenico, in seguito canzonette e monologhi satirici, fino ad arrivare a un parossistico tango anni Cinquanta. Allo stesso tempo la presenza straniante del video, oblò lisergico dove si proietta un collage di frammenti di cartoon Disney e di filmini d’epoca (con effetti psychedelic e lo-fi), funziona come dispositivo di amplificazione dell’evento scenico, che si presenta piramidale: presenza corporea, video immateriale e manipolazione tecnologica come intersezione tra i due.

La partitura vocale accompagna le immagini, attraverso un doppiaggio live basato su un meccanismo etero-diretto. Incontrando gli effetti sonori, la voce di Cavalcoli si articola come un mash-up dal vivo, imita lo scratching di un nastro registrato, duetta con la performer Lagani, che ha funzione di coro e contraltare rispetto alla figura centrale maschile.

Lo studio preliminare del discorso sul tema dell’Economia si basa sulla concettualizzazione del denaro, a partire dalla sua etimologia sino ad arrivare al suo apogeo, ovvero alla figura del capitalista così come illustrata nell’immaginario collettivo. Ed ecco che diviene chiaro il motivo per cui spunta fuori il protagonista di un cartoon Disney, con un abbondante richiamo al film Canto di Natale di Topolino. La rappresentazione benevola e umanizzata dell’accumulatore par excellence di questi spiccioli dorati, con la caratterizzazione del vecchio avaro e burbero Scrooge, è infatti riletta come un cliché dell’impero mediatico. Il bestiario della cultura di massa si palesa nell’abat-jour di ZAPRUDERfilmmakersgroup: immagini di pin up (Dita Von Teese, icona burlesque del capitalismo avanzato), degli Agnelli ai tempi del boom economico e stralci di pubblicità progresso rilanciano il Leitmotiv «All you need is money», diffuso attraverso qualsivoglia categoria cognitiva per rendere falsamente concreto un dato immateriale.

Affascinante risulta il richiamo fugace (quasi subliminale) alla figura enigmatica di Edoardo Agnelli, il nipote eretico di Gianni, morto nel 2000 in circostanze misteriose. Scandali, processi per possesso di droga e conversione all’Islam: una biografia borderline non approfondita dai Fanny & Alexander ma decisamente paradigmatica nel suo costituirsi come l’altra faccia del successo, l’anomalia nel sistema.

L’impero economico rappresentato e schernito non manca di ulteriori richiami all’attualità: Cavalcoli/Berlusconi inizia un tête à tête con le sue donne, momento satirico a cui segue il romantico Kriminal Tango di Fred Buscaglione, che esalta la figura del gigolò anni Cinquanta- Sessanta, stile Porfirio Rubirosa.

Da loop intermediale a balera, il passo risulta breve: si danza sull’evidente deriva dell’«Europa come museo del mondo» e dell’«Italia come California dell’Europa», mantenendosi sulla superficie di un discorso complesso e urgente nella sua esposizione. A tratti dissacrante, a tratti cupo e algido, Scrooge in quanto studio sperimentale di uno spettacolo a venire, lascia intravvedere un rimestio sommesso, dove l’incepparsi della voce e il decidere di non adattarsi a una narrazione lineare, in questo caso richiamandosi al genere cabarettistico, segnala una resilienza artistica ed etica, nonché resistenza all’understatement e ricerca di nuove forme di visione e semiosi.

 

Miti tossici. Il denaro e il suo immaginario in Scrooge studio per Discorso Verde di Fanny&Alexander

Laura Gemini, Incertezza Creativa WP, 1 dicembre 2015

 

Con Scrooge studio per Discorso Verde Fanny & Alexander inaugurano la stagione 2016 del Teatro Petrella di Longiano sotto la direzione di Cronopios.

Come tappa del più ampio progetto seriale dedicato alla retorica del nostro tempo e alla tossicità che caratterizza il discorso pubblico – sempre più contaminato dalle interferenze mediali e dal rapporto che i sistemi sociali intrattengono fra di loro – Scrooge è lo spettacolo che getta le basi di quello che sarà il discorso dedicato al denaro.

Ne abbiamo parlato con Chiara Lagani e Marco Cavalcoli durante l’incontro con il pubblico che si è tenuto nel ridotto del Teatro Petrella dopo lo spettacolo e da cui sono emerse alcune tematiche centrali del progetto Discorsi che riflette sulla possibilità di creare comunità attraverso la parola. Ma anche attraverso il teatro che, a suo modo, è ancora il luogo in cui, seppur temporaneamente, si genera qualcosa di simile all’idea di comunità. Nel caso di questo lavoro si tratta perciò di tenere conto di come il discorso pubblico sia mutato nel corso del tempo e di come la televisione, ad esempio, si sia imposta come “grande ordigno di discorsi” (per dirla con Chiara Lagani). Non possiamo perciò fare altro che osservare le trasformazioni del linguaggio e la parallela mutazione antropologica di cui l’economia e il denaro sembrano essere luoghi di osservazione privilegiati.

Un tema, quello dell’economia, che F&A affronta, così come abbiamo potuto vedere negli episodi precedenti – Discorso Grigio, Discorso Giallo, Discorso Celeste – appoggiandosi all’immaginario collettivo e alla sua strumentazione metaforica. Strumenti utili a osservare il denaro come quell’oggetto che, trasformando le qualità in quantità, è in grado di scambiare tutte le cose al di là delle loro differenze di valore. E così il mito dell’avidità, e il potere che ha il denaro di definire anche i rapporti sociali, confluisce in un’altra potente mitologia: quella del capitalismo e dei suoi officianti. Su queste basi F&A si chiede allora quale sia il linguaggio usato per addomesticare le folle sulla questione del denaro, vero centro nevralgico del potere. Per F&A il terreno immaginario più adatto a lavorare riflessivamente su questa domanda è prima di tutto quello americano, qui risolto usando la trasposizione disneyana del Canto di Natale di Dickens. La prima operazione della compagnia può quindi essere rintracciata nell’utilizzare un prodotto culturale già di per sé frutto del processo di acclimatazione della letteratura in una forma edulcorata, semplificata, adatta alla fruizione del grande pubblico della cultura di massa novecentesca. Una narrazione dell’economia e delle sue dinamiche che rendendo “simpatico” Paperone (Uncle Scrooge), il capitalista taccagno per antonomasia, contribuisce a rinforzare il mito (universale) dell’avidità e della ricchezza.

Nella prima parte dello spettacolo Marco Cavalcoli è l’uomo in frac che, in piedi su di una pedana circolare, dà il ritmo del racconto sviluppato nel video dove scorrono le immagini dei cartoni disneyani – una vera e propria lezione di economia impartita da Paperone a Qui, Quo e Qua alternate al Canto di Natale, sempre coi paperi – mixate dal live electronics di Emanuele Wiltsch Barberio. Qui Uncle Scrooge/Paperone/Cavalcoli racconta la storia del denaro, imposta la sua trattativa affiancato da una serie di alter-ego – Qui Quo Qua in primis – incarnati da Chiara Lagani, vocalist in scena.

Lo spettacolo è costruito seguendo una drammaturgia “incubotica”, in un crescendo sempre più pazzo in cui le due figure in scena – cha ballano, cantano, si trasformano nei cartoni che imitano, maschere al cui calco cercano di aderire – lavorano sulla caricatura mettendo a punto una modalità di recitazione antinaturalistica legata ai personaggi “gommosi” provenienti dal fumetto e che diventa poi un modo naturale di esprimersi.

Gli attori interagiscono fra loro e con la presenza scenica del dj, con i frammenti musicali, i suoni prodotti dal vivo e con le immagini del video di ZAPRUDERfilmmakersgroup, frutto di un montaggio psichedelico e vorticoso funzionale alla tossicità dell’intero impianto scenico.

Ad un certo punto il video si trasforma in una specie di tunnel spazio-temporale attraversato da Scrooge, che lo proietta nel passato e nel presente segnando così le caratteristiche di questo studio (che per ora lascia in sospeso l’analisi del futuro). Cerchiamo di capire come.

Scrooge è costruito drammaturgicamente sulla sovrapposizione dei tre fili che caratterizzano il lavoro di F&A: l’elemento mitico, quello biografico e quello storico legato alla cronaca. Nella storia di Dickens rivisitata da Disney i due episodi del passato e del presente corrispondono a due episodi specifici. Il primo è quello in cui Paperone è visitato da Fred/Paperino che lo invita alla cena di Natale e che viene mandato a quel paese da un Paperone inaridito e incapace di compassione verso l’unico legame familiare che ha. Il secondo riguarda l’amore di Paperone per Isabel alla quale però rinuncerà per amore del denaro. A queste due piccole lievi narrazioni F&A sovrappone le storie di due grandi figure del capitalismo italiano: Gianni Agnelli e Silvio Berlusconi.

Nel parallelo fra l’episodio della cena natalizia e le vicende di Agnelli F&A indaga, senza giudicare, la delicatissima questione del rapporto fra Agnelli e il figlio e con essa la storia economica incentrata sulle grandi imprese familiari e le sue vittime sacrificali.

Il rapporto con l’amore e Berlusconi porta naturalmente agli “scandali” che l’hanno riguardato – qui resi efficacemente in video nella metafora del burlesque e nelle immagini di Dita Von Teese – e che porta a riflettere su “questo amore spasmodico, su questa volontà di possedere corpi giovani e belli che possono essere comprati”. Ma che rapporto c’è fra questo amore comprabile e quello non negoziabile di Isabel/Paperina?” (Chiara Lagani).

Sono questi dunque i piccoli attriti su cui sta prendendo forma il Discorso Verde ma a cui F&A non vuole offrire né giudizi morali né soluzioni. Sta di fatto – sottolinea Chiara Lagani – che la scelta di Agnelli e Berlusconi rimanda al disegno del carattere culturale di due figure che hanno dato forma a due epoche della vicenda storica italiana. Due modelli culturali da considerare quando si pensa all’economia e al rapporto con il denaro in Italia e che possiedono – seguendo ancora Marco Cavalcoli – quella qualità universale, per lo meno nella nostra cultura, che li rende modelli durevoli nel tempo.

 

“Scrooge” di Fanny & Alexander. L’economica dell’illusione

Iacopo Gardelli, ravennanotizie.it, 7 dicembre 2015

 

Il nostro Scrooge, al centro di una piattaforma metallica che ricorda vagamente una moneta gigante, osserva un punto indefinito davanti a lui. È elegante – non potrebbe essere altrimenti: completo nero, bombetta, bastone da passeggio. Un perfetto capitalista ottocentesco, buffo e superato, come appunto ci appaiono oggi i due Scrooge più famosi del mondo.

Da una parte, l’indimenticabile personaggio di Charles Dickens, epitome dell’avarizia e soggetto di una delle più belle similitudini della storia della letteratura (“chiuso, sigillato e solitario come un’ostrica”); dall’altra il bisbetico Zio Paperone, Uncle Scrooge per gli anglofoni, macchietta legata da un rapporto se non apertamente erotico con il denaro (ci si tuffa dentro) almeno sentimentale: ricordiamo tutti l’amore morboso col quale lo Zione custodisce il famoso “Number One Dime” – sotto una teca di vetro, adagiato su un cuscinetto, emblema dell’ormai defunta ideologia capitalista del sacrificio, dell’accumulo onesto, del duro lavoro di imprenditore.

Scrooge, il nostro, per gioco o per sfida accenna qualche passo di tip tap, tenendo il tempo col bastone; ma, quasi senza accorgersene, viene come stregato dai suoi stessi movimenti, costretto in un balletto forsennato e incontrollabile. Trascinata da un ritmo elettronico serrato, la macchietta capitalista è stritolata dallo stesso meccanismo che ha avviato: lo sguardo perso, il corpo che, come quello di una marionetta, segue il ritmo che contribuisce a creare senza sentirlo veramente, costretto da qualche forza esterna.

Le gambe percuotono la base metallica, non accennano a fermarsi, mentre sul fondo della scena, appesa in alto, un’altra moneta luminosa s’accende, rivelando al pubblico un cartone animato per bambini che racconta la storia della nascita della moneta. “We need money! Stable money!”, comincia a cantare il capitalista sulla base della musica, mentre sulla sua testa scorrono le immagini infantili e un po’ inquietanti di un gruppetto di primitivi che, a fronte della difficoltà del baratto, decidono di passare alla moneta.

I primi momenti di Scrooge. Studio per Discorso Verde dei Fanny & Alexander colpiscono l’immaginazione del pubblico, che viene trascinato in questa danza meccanica ed eterodiretta grazie alle magnifiche basi live di Emanuele Wiltsch Barberio e alla convincente performance di Marco Cavalcoli.

Ideare uno spettacolo sull’economia, per la natura stessa del suo oggetto, non dev’essere facile. Ci sono molte tentazioni da evitare, come quella dell’accademismo, che farebbe cadere lo spettacolo nella noia della spiegazione, o quella dell’eccessiva semplificazione, che significherebbe concedersi un manicheismo etico falso e nocivo. Scrooge, frutto dello sforzo congiunto di Luigi De Angelis, regista, e di Chiara Lagani, drammaturga sulla scena, ha fatto intelligentemente leva sull’uso di personaggi per l’infanzia per scongiurare i due pericoli. Non importa affatto che oggi, nell’epoca della finanza virtuale (quel mondo “fugazi”, per usare l’aggettivo di Scorsese in The Wolf of Wall Street) quel tipo di capitalismo un po’ rétro da bombetta e bastone sia ormai relegato al mondo dei ricordi. Avanzare critiche basate su una mancata verosimiglianza storica significherebbe non avere colto lo spirito dello spettacolo.

Le monete cartoon che continuano ad elevarsi in vertiginose pile nelle immagini disneyane a cura del gruppo Zapruder non sono affatto diverse da quelle – forse poche – che si agitano nelle nostre tasche: entrambe trovano la loro ragion d’essere nella finzione. Il valore della nostra economia monetaria è puramente convenzionale; così come, per usare forse una metafora un po’ fredda, è per convenzione che decidiamo di cadere nell’illusione del teatro e del cartone animato.

È per questo che, nonostante le impressionanti capacità mimetiche e vocali di Cavalcoli, i momenti che convincono meno di questo Scrooge sono quelli in cui si abbandona la dimensione immaginaria per concedersi qualche scorribanda (forse un po’ troppo facile?) nella triste realtà: Agnelli, ma soprattutto Berlusconi, benché in un qualche modo entrino entrambi in un discorso economico, si aggiravano sulla scena spaesati, senza capire bene che cosa ci facessero lì sopra né quale fosse il loro ruolo.

Quando invece la narrazione si lascia andare ad un puro e avvincente doppiaggio, sostenuta dalle musiche dal vivo e dalle parole dei cartoni animati, o quando, ancora meglio, fluisce nel cantato, lo spettacolo raggiunge le sue piene potenzialità, stregando il pubblico, e risuonando nelle orecchie come i fantasmi di Dickens anche dopo giorni.